ADRIA (Rovigo) – E’ tornata nel giorni scorsi d’attualità la concreta possibilità che nell’area di Cavanella Po, occupata fino al 2010 da uno stabilimento industriale (chiuso da anni) che produceva lubrificanti, carburanti, olii industriali e gas ricavati dal petrolio, possa insediarsi una nuova attività produttiva, avendo l’Azienda “Alchemia” presentato una nuova istanza per un impianto di recupero e trattamento di rifiuti speciali, di produzione di prodotti chimici organici oltre che di stoccaggio, nella stessa area, di residui provenienti dalle attività lavorative di laboratorio e manutenzione. Complessivamente un’area di oltre cinquantamila mq.
“È innanzitutto indubbio che va valutato con massima attenzione un possibile insediamento produttivo che potrebbe portare a regime – seppure non meglio temporalmente precisato – un centinaio di posti di lavoro e che le verifiche di legge sul possibile impatto ambientale vanno effettuate dalle autorità preposte.
Al contempo però vanno riprese con identica attenzione anche alcune altre considerazioni che spesso nel nostro Territorio finiscono per essere sottovalutate”. Sono le parole di Pieralberto Colombo, Segretario Generale della Cgil Rovigo
“Abbiamo già avuto modo di dire che proprio in tale ambito territoriale la tragica vicenda della “Coimpo” dovrebbe averci quantomeno insegnato qualcosa: insediamenti di tale natura devono essere valutati ed approfonditi con estrema attenzione, senza ambiguità, in termini di impatto ambientale e di eventuali rischi per la salute di lavoratori e cittadini. Non possiamo creare nuove occasioni di “conflitto” tra lavoro e tutela della salute che sarebbero deleterie anche socialmente e che non può che vedere prevalere in ogni caso il bene supremo della tutela della salute e dell’ambiente, non barattabile con alcuna ragione di profitto.
Emerge quindi una seconda considerazione: evidentemente anche la recente vicenda Geodis, pur di altra natura ma con un tratto comune, sembra aver insegnato poco. Se, come da tempo chiediamo come Sindacato Confederale, tutti i “portatori d’interesse” della nostra comunità (istituzioni, politica locale e parti sociali), che devono perseguire interessi collettivi e non particolari, non ragionano ed agiscono in sinergia per orientare politiche di sviluppo duraturo – insediamenti produttivi compresi – che guardino alle vocazioni del Territorio, privilegiando filiere locali compatibili sia da un punto di vista ambientale sia da un punto di vista della qualità e sicurezza del lavoro, continueremo a subire un’idea di sviluppo non governata ed eterodiretta da chi, pur legittimamente, guarda ai propri interessi economici particolari (sfruttando finchè serve ciò che trova nel Territorio) e non a quelli più generali della collettività che garantiscano crescita qualitativa. Questo rischio risulta ancora maggiore nella nostra Provincia dove alcune annose difficoltà sociali e lavorative ci rendono molto più esposti in tal senso”.
“Questo, che possiamo definire un cambio di paradigma – conclude il segretario della Cgil – si realizza davvero non solo con incontri informativi, pur interessanti ma spesso poco partecipati persino dalle istituzioni e dalla politica locale come abbiamo visto nel caso di specie, ma con una presa in carico coraggiosa di tali questioni, accompagnata da una visione chiara, da parte di tutti gli “attori” citati prima con la creazione di una sorta di “tavolo permanente” (che da tempo chiediamo unitariamente come Sindacato) in grado di programmare ed indirizzare le politiche di sviluppo, anche nel rapporto con istituzioni extra provinciali e con chi vuole investire nella nostra realtà locale”.
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