A poche ore dall’inizio della nuova stagione abbiamo riavvolto il nastro con l’head coach della FemiCz Rovigo campione d’Italia

ROVIGO – Il patron Francesco Zambelli è il presidente più vincente della storia della Rugby Rovigo con tre scudetti (2016, 2021 e 2023), ed una Coppa Italia (2020), l’avvocato Lino Rizzieri (da presidente) di titoli tricolori ne aveva vinti altrettanti negli anni 60’. Coach Alessandro Lodi può essere definito il tecnico rodigino (in attività) più vincente in Polesine. 

“Sicuramente ci metto tanto impegno, lavoro per tirare fuori il meglio dai giocatori, quando li ho” commenta con umiltà il tecnico.

Uno scudetto con l’Under 18 nel 2016, una promozione in Serie A con il Badia, ed il titolo tricolore il 28 maggio scorso a Parma battendo il Petrarca Padova in finale (LEGGI ARTICOLO – FOTO – VIDEO). Erano 60 anni che un rodigino non vinceva lo scudetto sulla panchina dei Bersaglieri, prima di lui Giordano Campice (ben tre scudetti con il Rovigo). Massimo Brunello è dovuto andare a Calvisano per vincerli (2017-2019). Non è un caso. 

Ma quella di Ale Lodi è una storia strana, da campione ‘esodato’ nel 2016 alla guida dell’U18, sulla panchina della squadra della sua città dopo l’addio di Allister Coetzee a stagione in corso nel 2022. Voluto dai giocatori e dal direttore sportivo, e precedentemente scelto come assistente proprio dal tecnico sudafricano, il 28 maggio al Lanfranchi di Parma il MiracoloLodi si è concretizzato sul tabellone con il 14esimo scudetto rossoblù.

“Dopo lo scudetto del 2016, quella di andare a Badia è stata una scelta mia, avevo capito che era giusto cambiare situazione e mettermi in gioco anche in un altro club che conoscevo, visto che ci avevo giocato. Con me sono venuti molti giovani rossoblù con cui abbiamo cominciato un lavoro proficuo, penso che per un allenatore sia importante mettersi in gioco e accettare sfide diverse, evitando situazioni di comodo”. 

E il rapporto con il tecnico sudafricano? “Con Allister Coetzee ci siamo sentiti prima della finale, mi ha chiesto come stava la squadra, e dopo ha inviato un messaggio di congratulazioni a me e a Davide Giazzon (tecnico della mischia, ndr). E’ stata una situazione particolare, anche per lui non è stata una scelta facile (è attualmente tecnico della Namibia, ndr), da un lato lo devo ringraziare, l’anno scorso mi ha voluto all’interno dello staff, e quest’anno mi aveva riconfermato dandomi qualche compito in più, è chiaro che altri aspetti non li devo giudicare io”.

Quando a fine ottobre Coetzee è ritornato in Sudafrica, il patron Zambelli ha ‘promosso’ capo allenatore Ale Lodi. “Molti avevano detto che ero matto ad accettare una responsabilità simile, non eravamo in una situazione felice, caratterialmente non ho mai avuto paura di nuove sfide, anche difficili, sapevo che per uno di Rovigo, avere questa opportunità non è così facile, e poi ho lavorato cercando di farlo al meglio. Non è il solo risultato quello che mi premeva”.

Giocatori senior che lo hanno sempre sostenuto, anche quando nella finale scudetto sono finiti in panchina (Ferro e Lubian), o in tribuna (il ‘sindaco’ Bacchetti). Scelte non facili “Se è stata gestita bene in primis è merito loro, perchè sono dei ragazzi intelligenti, che vivono per questa maglia, con la squadra abbiamo lavorato sul fatto che tutti erano a disposizione del gruppo, non c’era il giocatore più importante, ma ognuno era al servizio del club, come lo siamo noi dello staff. Essendo l’anima di questo club, e i giocatori più vincenti degli ultimi 20-30 anni del club, hanno capito, anche se per loro non è stato facile accettare questa scelta, ma era in funzione della squadra. Sono stati eccezionali. Ferro, Lubian e Bacchetti sono uno dei vanti di questo club, farebbero di tutto per questa maglia, per me è un onore poterli allenare. Il merito è loro. Gli allenatori cambiano, loro restano, spero che in futuro possano avere un ruolo nel club per tramandare la nostra identità ai giovani”.

Uno staff tutto rodigino praticamente, Davide Giazzon (tecnico degli avanti) lo consideriamo acquisito, Joe Van Niekerk pure, Peter Pavanello è il nuovo responsabile della preparazione atletica, Athos Ferron l’assistente (il suo è un rientro dopo il campionato vinto nel 2016), un valore aggiunto per la FemiCz Rovigo rispetto al passato. Senza dimenticare Stefan Basson per la giovanile e il gioco al piede. “Tutti hanno vestito la maglia rossoblù, o comunque sono di Rovigo e sanno cosa significa, penso sia un aspetto positivo”.

Una tranquillità trasmessa alla squadra nel momento clou della stagione. A pochi minuti dalla fine della partita scudetto, sul 13-9, e con il risultato ancora in bilico, il ds Polla Roux è sceso dalla tribuna in fretta e furia per ricordare a coach Lodi che il tempo scorreva, c’erano ancora dei cambi. Il coach non ha fatto una piega, in uno stadio formato bolgia, con serenità gli ha risposto che ne aveva aveva solo due. Una scena surreale, una tranquillità tipica di chi ha il pieno controllo della situazione.

“Ho detto ai ragazzi che una partita non può condizionare l’andamento di una stagione, sotto questo profilo ero sereno, perchè avevamo fatto tutto quello che dovevamo fare per la finale. Nella semifinale d’andata a Colorno non avevano fatto la partita che volevamo, una sconfitta che probabilmente ci è servita dopo un periodo di vittorie, soffrire un po’ ci ha fatto bene. E’ chiaro che poi ci sono episodi che non si possono controllare, ma ai ragazzi volevo dare la tranquillità giusta, quella serenità di chi ha fatto tutto il possibile per raggiungere l’obiettivo. Ho detto loro che dovevano tenere fino all’ultimo secondo, gli avversari non dovevano avere l’impressione che potevamo mollare, io in primis. C’erano due cambi da fare, ma due giocatori erano a rischio, non sapevamo se potevano finire la partita, quei due cambi erano fondamentali, non potevamo rischiare di rimanere in 14 nemmeno un minuto. Ero perfettamente consapevole del tempo a disposizione, avevo due cambi come Bazan Velez e Lubian, non due giocatori qualunque”.

“Sappiamo dove vogliamo arrivare”. E’ la frase più ricorrente di coach Lodi al termine delle partite di regular season ai cronisti. “Quando ho preso in mano la squadra, avevamo già perso due partite, poi c’era il derby con il Petrarca, e abbiamo perso. La settimana dopo avevamo il Valorugby capolista (il Rovigo era sesto, ndr).

Se guardavo la classifica, potevo pensare di essere il primo allenatore a non portare il Rovigo ai playoff dopo 10-11 anni, ho cercato di dare ai ragazzi degli obiettivi sempre brevi, in modo da poter avere un riscontro immediato del lavoro che stavamo facendo. Poi c’eravamo dati come macro obiettivo quello di ritornare in pullman il 28 maggio, come nella finale del 2021 con tutta la città ad accoglierci. Avevamo identificato in questo l’obiettivo, quando ai ragazzi chiedevamo qualcosa in più in allenamento, era sufficiente ricordare l’immagine del pullman. Non c’è stato un momento in cui ho pensato di non farcela”. 

La simbiosi e l’alchimia tra squadra e tecnico, una  cosa rara da vedere nello sport, ma fondamentale per raggiungere i risultati. “Cerco di essere sincero ed onesto con i giocatori, è chiaro che bisogna fare delle scelte, spesso alcuni non sono parte della partita, ma hanno capito che non erano scelte fatte sul nome, ma in funzione della squadra e di quello che facevano in settimana. Questa è la nostra filosofia, ci hanno seguito, e hanno dato tutto per la causa”. 

MiracoloLodi atto secondo. Lunedì 24 luglio si ricomincia. “La stagione scorsa fa parte del passato, ci ha dato energia, ma adesso si ricomincia, partiamo da zero. Noi ci concentriamo su di noi, sul nostro obiettivo e come arrivarci, sarà più difficile dell’anno scorso, giorno dopo giorno cercheremo di essere sempre più competitivi, e di dare al pubblico quello che si aspetta. Non siamo i favoriti per lo scudetto sul petto, il Rovigo di quest’anno non è quello dello scorso campionato, come ogni anno cambiano i protagonisti, Valorugby e Colorno hanno fatto una grande campagna acquisti, sono i favoriti, poi ci siamo noi, il Petrarca, Fiamme Oro e Viadana. Tutti cercheranno di far meglio. Il campionato è lungo, ma al di là del mercato sarà il campo a dire chi è più forte”.

Lo scorso anno il Petrarca partiva con i favori del pronostico, ma lo sport non è una scienza esatta.

Sugli acquisti coach Lodi è chiaro “Abbiamo cercato di comporre la quadra in base alle possibilità, ma ci sono società che dominano il mercato negli ultimi anni.

Sono arrivati giocatori che crediamo siano adatti al tipo di gioco che vogliamo fare, la rosa deve essere completa ed equilibrata, ci sono diversi giovani e cerchiamo di lavorare su questi ragazzi”.

Il ricambio generazionale. I nuovi Ferro, Lubian, Bacchetti e Quaglio ci sono?

“Loro sono dei ragazzi che hanno portato tanto al club, però sono 3-4 di una generazione dal ’90 al ’98, ogni anno sperare che escano 4-5 giocatori così è difficile, ci sono annate favorevoli, altre meno. C’è una generazione dei 2000 con Borin, Moscardi, Uncini e Visentin.

Ci sono ragazzi interessanti, ma non dobbiamo aver fretta, è giusto che facciano il percorso adeguato senza forzare alcune situazioni. Ci sarà un lavoro con il Badia, 10 ragazzi saranno inseriti negli allenamenti con noi, poi giocheranno in Serie A. Devono metterci del loro anche i ragazzi per arrivare a certi livelli”. Tradotto: la maglia dei Bersaglieri bisogna meritarsela, non è un diritto acquisito.

Giorgio Achilli

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