ROVIGO – I numeri dell’occupazione raccontano solo una parte della realtà. Per questo, secondo la CGIL Rovigo, è necessario andare oltre il semplice saldo positivo e analizzare anche la qualità del lavoro che viene creato in Polesine. È il messaggio contenuto nel comunicato diffuso dal sindacato dopo la pubblicazione dei dati dell’Osservatorio regionale di Veneto Lavoro, relativi al primo trimestre del 2026.
«Ad ogni report dell’Osservatorio regionale di Veneto Lavoro – afferma il segretario generale della CGIL Rovigo, Pieralberto Colombo – la tendenza dei vari attori istituzionali e socio-economici della nostra provincia è, a volte, quella di interpretare i dati locali in maniera non completa. In alcuni casi le variazioni sono minime e quindi non particolarmente indicative di reali cambiamenti di tendenza. Questo non aiuta ad effettuare analisi oggettive, prive di intenti strumentali, che potrebbero invece rappresentare un utile punto di partenza per individuare le leve di uno sviluppo duraturo del nostro territorio».
Secondo il sindacato, proprio questo sarebbe accaduto anche in occasione dell’ultimo report riferito al primo trimestre 2026, confrontato con lo stesso periodo del 2025.
Molti osservatori hanno evidenziato il saldo occupazionale positivo, pari a circa mille posizioni di lavoro. Un dato certamente incoraggiante, ma che, secondo la CGIL, non basta a descrivere con precisione lo stato del mercato del lavoro polesano.
«Da anni chiediamo che venga affrontata la questione decisiva della qualità dell’occupazione e non soltanto della sua quantità», sottolinea Pieralberto Colombo.
Entrando nel merito dei dati, il sindacato evidenzia come la domanda complessiva di lavoro in Polesine non sia in crescita e come il saldo positivo sia dovuto soprattutto a una diminuzione delle cessazioni dei rapporti di lavoro. Un elemento che potrebbe rappresentare un segnale di tendenza se letto insieme all’aumento del ricorso alla cassa integrazione registrato negli ultimi due anni, in particolare nei comparti metalmeccanico e tessile-calzaturiero.
Resta però centrale il tema della qualità dell’occupazione.
La CGIL Rovigo evidenzia infatti come continui a rimanere elevata l’incidenza dei contratti a tempo determinato, che crescono in misura superiore rispetto ai rapporti di lavoro stabili. Inoltre, buona parte dell’incremento occupazionale si concentra in settori caratterizzati dal cosiddetto “lavoro povero”, dove prevalgono condizioni di precarietà oppure retribuzioni basse, spesso determinate dall’applicazione di contratti collettivi “pirata”. Una situazione che, nel territorio polesano, viene riscontrata soprattutto nei comparti della ristorazione e del turismo.
Tra gli elementi positivi emerge invece qualche timido segnale proveniente dal comparto industriale, anche se, precisa il sindacato, anche in questo settore continuano a prevalere le assunzioni a termine.
«Analizzando oggettivamente i dati – osserva ancora Pieralberto Colombo – emerge come la scarsa qualità del lavoro prodotto nel nostro territorio, sostenuta purtroppo anche da norme che favoriscono sempre più l’utilizzo di contratti precari, non contribuisca a rendere attrattiva la nostra provincia, che continua invece a spopolarsi, soprattutto tra i giovani».
A sostegno di questa analisi, la CGIL ricorda come nel 2024 il 27% dei laureati polesani abbia scelto di lasciare il territorio, spesso in modo definitivo, per trasferirsi in altre aree d’Italia o all’estero. Una percentuale sensibilmente superiore alla media regionale.
Per il sindacato, la lettura dei dati porta quindi a una conclusione precisa.
«La creazione di buona occupazione, sotto tutti gli aspetti, deve diventare uno degli obiettivi condivisi dell’intero territorio e rappresentare un elemento prioritario per aumentare l’attrattività del Polesine», conclude Pieralberto Colombo.
La qualità del lavoro, ricorda infine la CGIL Rovigo, rappresenta anche uno dei punti qualificanti del documento sullo sviluppo del Polesine, sottoscritto alla fine dello scorso anno da CGIL, CISL, UIL e dalle associazioni datoriali. Per questo il sindacato rinnova l’appello alle istituzioni e alla politica locale affinché le future scelte progettuali e gli investimenti siano coerenti con l’obiettivo di favorire occupazione stabile, qualificata e meglio retribuita.
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