ROVIGO – “Dopo che è stata scongiurata, fortunatamente a nostro avviso, l’ipotesi di project financing per l’affidamento a un privato della gestione dell’assistenza degli anziani dell’Iras, ora è stato elaborato un nuovo piano di risanamento che segue la traccia che da anni, come Uil Fpl, abbiamo indicato come percorribile: la transazione fra Comune e Iras per la chiusura della convenzione capestro di Casa Serena e un investimento forte sulla Struttura di San Bortolo” dichiara Cristiano Maria Pavarin, Segretario Generale di Uil-Fpl Rovigo.
Tutto bene quel che finisce bene?
“Purtroppo, oltre al problema relativo al futuro del vuoto urbano di Casa Serena, ce n’è un altro che non è stato evidenziato da nessuno e che, invece, riteniamo necessario che la cittadinanza sappia: tutto il piano che verrà presentato martedì prossimo al consiglio comunale si basa su un ulteriore sacrificio che è stato chiesto ai dipendenti” aggiunge Pavarin.
Non intendiamo, ora, metterci di traverso ma vorremmo che, quanto meno, fosse riconosciuto a queste persone il sacrificio che sono chiamate a fare. Ovvero, rinunciare in parte alle somme dovute e non erogate previste dal contratto per quanto riguarda i trattamenti economici accessori, come indennità, premi e altri compensi, che integrano la retribuzione base. Soldi previsti dal contratto. E non parliamo di una cifra irrilevante, perché si tratta di oltre un milione e mezzo. Ecco, di questa somma, stando a quanto proposto nel piano di risanamento, i lavoratori che accetteranno la proposta, otterranno solo il 18,2% pari a 300mila euro.
Ecco, quando si guarda alle “generose” banche che accettano una proposta di saldo e stralcio del debito al 25%, ricordiamoci di chi in tutta questa vicenda mostra davvero la propria generosità nei confronti dell’Iras. E anche il “risparmio” per le casse dell’amministrazione comunale, oltre un milione rispetto al previsto, soldi già in bilancio, andrebbe forse inquadrato in quest’ottica.
Non ci dimentichiamo del sacrificio che i lavoratori sarebbero disposti ad accettare, l’ennesimo sacrificio, per mantenere in vita e pubblica la casa di riposo più grande del Polesine. Perché è a queste persone, e non ad altri, che i cittadini devono dire grazie. Un’altra volta”.
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