Lo rivela la Cgia di Mestre: Veneto tra le regioni con più occupazione, ma nel Rodigino molte imprese faticano. I settori più colpiti: tessile, meccanica e automotive.

MESTRE (Venezia) – Il Veneto continua a essere una delle regioni italiane con più lavoro e meno disoccupazione. Nel 2025 il numero degli occupati dovrebbe raggiungere quota 2 milioni e 232 mila, con un tasso di disoccupazione sotto il 3%. Numeri che in Italia fanno meglio solo Trento e Bolzano. Ma dietro questa fotografia incoraggiante c’è un dato che, nel Polesine, suona meno positivo: la Cassa integrazione è tornata a salire, e lo sta facendo in modo marcato.

Secondo uno studio della Cgia di Mestre, nei primi sei mesi di quest’anno le ore di Cassa integrazione autorizzate in Veneto sono aumentate del 9,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Ma la media regionale nasconde differenze enormi tra i territori. La provincia di Rovigo segna il +60,1%, una delle variazioni più alte dell’intera regione.

Situazioni difficili emergono anche nella Città Metropolitana di Venezia (+59,5%) e a Vicenza (+10,8%). Unica provincia decisamente in controtendenza è Belluno (-16%).

A soffrire maggiormente sono settori storici per il Polesine e per il Nordest:

  • tessile e abbigliamento
  • calzature
  • automotive
  • lavorazioni metalliche
  • meccanica e produzione di macchinari
  • legno e mobile

Insomma, non i settori “di nicchia”, ma quelli che per decenni hanno dato lavoro stabile e identità al territorio.

Il paradosso del momento è chiaro: ci sono molte persone occupate, ma le retribuzioni non crescono, la produttività è ferma e le aziende, strette tra costi e rallentamenti, ricorrono alla Cassa integrazione per resistere.

La Cgia lancia anche un avvertimento: con una crescita economica italiana che viaggia da anni sotto l’1%, senza investimenti veri e rapidi i prossimi mesi potrebbero portare ulteriori difficoltà. La chiave, secondo gli analisti, è usare in tempo i fondi del PNRR per innovare imprese, servizi e infrastrutture. L’Italia ha ancora oltre 100 miliardi da mettere a terra entro giugno 2026.

La sintesi, detta senza giri di parole?
Nel Polesine si lavora, sì.
Ma molte aziende stanno stringendo i denti.
E quando le fabbriche faticano, il territorio lo sente subito.

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