Primo maggio con 22mila veneti occupati in più

Ancora molte le criticità da risolvere nel mondo del lavoro: infortuni, morti bianche, salari, soddisfazione, inquadramento, ma i numeri in Regione sono positivi secondo la Cgia di Mestre

MESTRE (Venezia) – Rispetto al dato medio 2023, quest’anno si stima che il numero medio degli occupati in Veneto crescerà di 22mila unità; pertanto, possiamo ipotizzare che domani festeggeranno il 1° maggio 22mila lavoratori in più rispetto l’anno scorso. L’Ufficio studi della Cgia di Mestre ricorda, infatti, che nel 2023 la media degli occupati presenti in Veneto era di 2.226.000 unità, quest’anno, invece, la stessa dovrebbe toccare quota 2.248.000.

Ottima la qualità del lavoro in Veneto

In vista del 1° maggio la Cgia ha voluto misurare la qualità del mercato del lavoro presente nel Veneto, arrivando alla conclusione che, in Italia, solo la Lombardia e la Provincia Autonoma di Bolzano presentano un risultato medio migliore del nostro. Lo score di questa analisi è stato ottenuto mettendo a confronto 8 indicatori, prevalentemente di natura qualitativa, che sono stati “recuperati” dal rapporto BES (Benessere Equo Sostenibile), presentato una decina di giorni fa dall’Istat.

Rispetto al pre-Covid abbiamo 72mila occupati in più

Prima di analizzare i dati della ricerca della Cgia, in questo report gli artigiani mestrini hanno illustrato l’andamento degli occupati avvenuto in Veneto in questi ultimi anni. La variazione emersa è molto positiva. Rispetto al 2019 (anno pre-pandemico), l’anno scorso gli addetti nella nostra regione erano 72mila in più (+3,3 per cento), mentre nell’ultimo anno l’incremento è stato addirittura di 80mila unità (+3,7 per cento). A fronte di questi risultati, nel 2023 la platea complessiva degli occupati presente in Veneto è stata pari a 2.226.000 unità.

Padova e Treviso guidano la crescita occupazionale

A livello provinciale gli aumenti dei posti di lavoro hanno interessato, in particolare, Padova e Treviso. Nel capoluogo del Santo, ad esempio, rispetto al 2019 l’incremento occupazionale è stato di 26.200 unità (+6,4 per cento), mentre nella Marca la platea è aumentata di 21.000 unità (+5,5 per cento). In questi ultimi 4 anni solo Rovigo e Belluno hanno registrato degli score anticipati dal segno meno. Nell’ultimo anno, invece, tutte e 7 le province venete hanno visto aumentare il numero degli occupati: con punte del +6,2 per cento a Treviso (in termini assoluti +23.400) e del + 5,7 per cento a Padova (+23.500).

Veneto: al top per qualità del posto di lavoro

Come si diceva più sopra, analizzando i risultati che emergono dalla lettura degli 8 indicatori sulla qualità del lavoro presenti nelle 21 regioni d’Italia, il Veneto si posiziona sul gradino più basso del podio: meglio di noi solo la Lombardia e la Provincia Autonoma di Bolzano. Gli indicatori presi in esame sono stati i seguenti:

1 – dipendenti con paga bassa;
2 – occupati sovraistruiti;
3 – occupati con lavori a termine da almeno 5 anni;
4 – tassi di infortuni mortali e inabilità permanente;
5 – occupati non regolari;
6 – soddisfazione per il lavoro svolto;
7 – percezione di insicurezza dell’occupazione;
8 – part time involontario.

Ebbene, di questa griglia solo in due casi l’esito riferito al Veneto non risulta essere particolarmente soddisfacente: si tratta del numero di occupati sovraistruiti e della soddisfazione per il lavoro svolto.

Nel primo caso ci collochiamo al 10° posto della graduatoria nazionale con il 27,8 per cento degli intervistati che denuncia di possedere un titolo di studio superiore a quello maggiormente posseduto per svolgere quella professione sul totale degli occupati.

Nel secondo caso, invece, il Veneto scivola addirittura al 13° posto della classifica nazionale. “Solo” il 52,3 per cento degli intervistati ha espresso un punteggio medio di soddisfazione tra 8 e 10 per i seguenti aspetti del lavoro svolto: guadagno, opportunità di carriera, numero di ore lavorate, stabilità del posto, distanza casa-lavoro, interesse per il lavoro.

Rimangono ancora molte criticità

Nonostante possiamo contare su questi risultati così significativamente importanti, permangono ancora delle criticità che fatichiamo a superare. La principale rimane il basso tasso di occupazione, in particolare di quella femminile.

Non va trascurato nemmeno il trend registrato dalle partite Iva; rispetto al 2019 il numero complessivo in Veneto è diminuito di 16.600 unità (-3,5 per cento). Senza contare che, purtroppo, i decessi nei luoghi di lavoro hanno ancora una dimensione spaventosamente elevata, contiamo storicamente su livelli retributivi mediamente più bassi delle principali regioni dell’UE, a causa di un livello di produttività del lavoro molto basso e di un tasso dei Neet ancora eccessivamente elevato.

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