L'assessore alla Cultura interviene dopo il Consiglio comunale: «Parola inadeguata e stigmatizzante. Le persone con disabilità meritano rispetto, non di essere utilizzate come strumento di attacco politico»

PORTO VIRO (Rovigo) – Un richiamo al rispetto delle persone con disabilità e all’uso responsabile del linguaggio nel confronto politico. Arriva dall’assessore alla Cultura del Comune di Porto Viro, Marialaura Tessarin, la presa di posizione dopo quanto accaduto durante l’ultima seduta del Consiglio comunale.

Nel mirino dell’assessore le parole pronunciate dal consigliere comunale di minoranza Stefano Permunian nel corso del dibattito consiliare, quando avrebbe utilizzato il termine “handicappati” riferendosi agli elettori della maggioranza.

Un’espressione che Tessarin definisce grave e inaccettabile, soprattutto per il significato che assume quando viene utilizzata come offesa.

«Ho scelto di non intervenire durante il Consiglio comunale – spiega Tessarin –. I numerosi argomenti all’ordine del giorno e il clima particolarmente teso che si era creato mi hanno portata a privilegiare il regolare svolgimento dei lavori. Tuttavia, non posso rimanere in silenzio quando vengono toccati temi che riguardano la dignità delle persone».

Secondo l’assessore, la frase pronunciata in aula avrebbe prodotto una duplice lesione. «Nel corso del dibattito il consigliere di minoranza Stefano Permunian ha utilizzato il termine “handicappati” come offesa, riferendosi agli elettori della maggioranza. Una parola sola che, di fatto, ha prodotto una doppia offesa: verso i cittadini cui era rivolta e verso tutte le persone con disabilità».

Tessarin ricorda come negli ultimi decenni il linguaggio relativo alla disabilità abbia conosciuto una profonda evoluzione culturale e normativa. «Da decenni il linguaggio relativo alla disabilità si è evoluto grazie all’impegno delle associazioni, delle famiglie, delle persone con disabilità stesse e delle istituzioni. Il termine “handicappato”, un tempo presente anche nella normativa, è stato progressivamente abbandonato perché ritenuto inadeguato e stigmatizzante. Oggi si parla correttamente di persone con disabilità, mettendo al centro la persona e non una condizione».

Per l’assessore, tuttavia, il problema non si limita alla terminologia utilizzata. «La questione non riguarda soltanto una parola. Riguarda il significato che le viene attribuito quando viene utilizzata come insulto. Usare una condizione di disabilità per offendere qualcuno significa trasmettere l’idea che quella condizione rappresenti qualcosa di negativo, di inferiore o di cui vergognarsi».

Un’impostazione culturale che, secondo Tessarin, la società contemporanea dovrebbe ormai aver superato. «È una visione che la nostra società ha il dovere di superare e che tante persone hanno combattuto per anni affinché venisse definitivamente archiviata».

L’assessore ribadisce quindi il valore dell’inclusione e della piena cittadinanza delle persone con disabilità. «Le persone con disabilità non sono incapaci, non sono cittadini di serie B. Sono persone che meritano rispetto, pari opportunità, inclusione e riconoscimento della propria dignità. Valori che dovrebbero appartenere a tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica».

Da qui l’invito rivolto direttamente al consigliere comunale. «Invito Stefano Permunian a riflettere sulle parole pronunciate e a rivolgere delle scuse pubbliche non solo ai cittadini che intendeva colpire politicamente, ma soprattutto a tutte le persone con disabilità e alle loro famiglie, che da anni lavorano per costruire una cultura dell’inclusione e del rispetto».

Un intervento che assume anche un significato personale. Tessarin conclude infatti ricordando il proprio impegno istituzionale e la propria esperienza diretta. «Come assessore alla Cultura del Comune di Porto Viro e come persona con disabilità continuerò a promuovere una cultura fondata sulla dignità della persona, sul rispetto reciproco e sull’uso responsabile delle parole. Perché le parole non sono mai soltanto parole: contribuiscono a costruire il clima civile di una comunità e l’idea di società che vogliamo lasciare alle generazioni future».

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