La stella sudafricana in città per festeggiare i 90 anni della Rugby Rovigo, oltre al cap riceverà anche la cravatta dei Legends, ovvero coloro che hanno superato le 100 presenze in rossoblù 

ROVIGO – Un marziano. Questo era Naas Botha, il mediano d’apertura sudafricano illuminò Rovigo e il rugby italiano dominando tutte le leggi della Fisica. Con i piedi faceva quello che voleva, con la regola del 50/22 avrebbe giocato ad occhi chiusi, quando all’epoca a Rovigo si sparse la voce del suo arrivo, in piazza Vittorio Emanuele II non si parlava d’altro. Non c’erano i telefonini di oggi, ed Internet era un miraggio. Era pura fantascienza per il popolo rossoblù, eppure avvenne.

Al suo esordio a Treviso, arrivato la notte prima, fece capire subito di essere un extraterrestre. Vittoria del Rovigo in casa del Treviso il 4 ottobre 1987, risultato 17-24, 20 punti portano la sua firma (le mete all’epoca valevano 4 punti). Un marziano, non conosceva nemmeno il nome dei compagni.

All’esordio al Battaglini contro il Piacenza, dopo essere ritornato in Sudafrica, finita la partita di Treviso, è smontato dall’aereo (giunto in ritardo) il giorno del match, ed è stato portato in auto direttamente davanti agli spogliatoi da Carlo Bego tra il delirio generale, la partita per l’occasione è stata ritardata di 30 minuti. Solo a Rovigo.

Durante gli allenamenti lo abbiamo visto utilizzare anche una maglia da football americano, era quella dei Dallas Cowboys dove aveva giocato una stagione in qualità di kicker. Naas Botha, con un pallone in cuoio (Adidas, ndr) anche se inzuppato d’acqua, e pesante comune un macigno, era capace di calci di spostamento millimetrici di 80 metri. 

Realizzava drop da qualsiasi posizione, leggendario quello di frustrazione nella finale di Bologna contro il Benetton da distanza siderale, a partita ormai persa. Un professionista fino al midollo, riservato, solo il compagno di squadra Alberto ‘Lola’ Osti, e pochi altri, lo frequentavano nel privato. Tanto per capirci, non faceva nemmeno la doccia al campo dopo gli allenamenti. Se volevi giocare mediano di mischia al suo fianco, dovevi prima avere un passaggio lungo e perfetto (per ricordi chiedere a Mirco Visentin). La squadra ruotava attorno alla stella sudafricana, sapeva che era una pepita d’oro da trattare con cura, anche perchè prima o poi la “bomba” la metteva dentro, da qualsiasi posizione.

Vi diranno che era un rugby diverso, adesso è uno sport più fisico. Vi racconteranno che erano altri tempi. L’unica verità è che Naas Botha era, ed è ancora oggi, fuori da ogni categoria. Non solo perchè ha giocato a Rovigo in un campionato formato da grandi stelle (citiamo David Campese al Petrarca, visto che domenica c’è il derby), ma perchè se chiedete in SudAfrica, dove il rugby è pura religione, dove ha segnato 5 drop in Currie Cup in una sola partita, è ancora una leggenda. A Rovigo giocava con una sorta di bodyguard, nessuno avversario gli si poteva avvicinare ‘gratuitamente’, e i numeri testimoniano lo spessore del campione.

In 6 campionati (sottolineiamo sei – dal 1987 al 1993) in 119 presenze ha segnato la bellezza di 1724 punti, 32 le mete realizzare, 271 calci piazzati, 279 trasformazioni, e ben 74 drop. Un record superato da Andrea ‘Pepe’ Scanavacca molti anni dopo. Il polesano è cresciuto proprio ammirando Naas Botha in allenamento, prima di approdare in pianta stabile in prima squadra. Raramente abbiamo visto una partita di Botha non all’altezza della sua fama, in un caso ci ha pensato Massimo Brunello ad inventarsi un’azione, rimasta nella storia (con meta di Ravanelli e trasformazione in mezzo ai pali da brividi proprio del mediano d’apertura), nella finalissima di Roma allo stadio Flaminio. Era il 1988, lo scudetto del treno rossoblù e della Stella, una vittoria che ha riportato Rovigo alla ribalta nazionale. Nella finale del 1990 il biondo sudafricano a Brescia invece sfodera una partita spaziale, sempre contro il Benetton (anche se il vero colpo da ko, nel vero senso del termine, lo ha dato Alberto Moscardi).

Una leggenda della palla ovale della sua caratura in Italia non si era mai vista, due gli scudetti vinti, ma potevano essere anche di più, se sulla sua strada non avesse trovato un Benetton stellare (tra gli altri ricordiamo Michael Lynagh, fresco campione del Mondo con l’Australia). Attorno a lui una squadra di rodigini cresciuti a pane e rugby, lo Springboks Gert Smal, il più dirompente numero 8 mai visto in Italia, e Tito Lupini (recentemente scomparso) a dettare legge in prima linea.

Dopo essere tornato a Rovigo nel 2014 per la 40esima edizione del Torneo Aldo Milani, nella città in mischia ci ritorna per ritirare il cap per i 90anni della Rugby Rovigo. Venerdì 21 marzo all’hotel Cristallo ha incontrato i giornalisti (foto qui sopra) dopo un lungo volo, domenica c’è derby che lui conosce bene. Ad accoglierlo anche un gradito ed inaspettato omaggio floreale rigorosamente rossoblù (da Fiori d’Aprile), a Borsea la passione per i Bersaglieri è sempre stata totale. 

Qui sopra Naas Botha all’hotel Cristallo con il Willy Roversi ex rossoblù e penna storica del giornalismo ovale, con il club manager della Rugby Rovigo Delta Andrea Trombini

_________________________________________________________________________________________

“Niente è cambiato a Rovigo, solo il colore dei vostri capelli” ha esordito Naas Botha incrociando i cronisti, che hanno voluto una foto ricordo come si conviene con le star. Fresco come una rosa dopo quasi 15 ore di volo (con scalo in Turchia), come ai tempi di quando giocava, resterà a Rovigo 5 giorni. Alle 18 visita alla Monti Junior Rovigo, poi sabato sarà a Treviso per guardare il match di Urc tra Benetton ed Edinburgh, domenica l’apoteosi con la cerimonia a Teatro (in cui gli verrà consegnata anche la cravatta dei Legends, oltre al cap), poi il derby tra Rovigo e Petrarca. 68 anni, una volta smesso di giocare, per 30 anni è stato opinionista in tv per SuperSport, seguirà la tournée dei British and Irish Lions con un suo podcast. Un progetto con la figlia, in parallelo ne farà uno per il rugby, e l’altro per il golf “dopo tanti anni di televisione so come mettere a loro agio gli ospiti, il 99% saranno vincitori di Coppe del Mondo, o comunque dei vincitori”.

Qui sopra Naas Botha e Gert Smal in visita alla Monti Rugby Rovigo Junior

Il derby più bello? Naas Botha non ha dubbi. “La semifinale di ritorno di Padova (1988), il Rovigo aveva perso gara 1, avevo avuto il fuoco di Sant’Antonio (non il protettore della città del Santo, ndr), avevo perso 9 chili in dieci giorni, il dottor Elio De Anna ha risolto il problema, perchè ha capito che l’infezione arrivava dall’orecchio. Me lo ricordo come il match più duro della mia carriera”

Qui sopra Naas Botha all’hotel Cristallo con il presidente di Bwh hotel group Walter Marcheselli

___________________________________________________________________________________

Sul 10 pari il mediano d’apertura, con il fisico debilitato, infila un calcio piazzato da posizione angolata, da circa metà campo (sul pareggio il Petrarca sarebbe andato in finale), sono i punti che consentono ai rossoblù di andare alla bella, poi i Bersaglieri al Battaglini conquistano l’accesso alla finale, ed il resto è storia. Lo scudetto del 1988 e Rovigo apre un ciclo. “Era un Rovigo forte, c’era un bel mix tra rodigini e stranieri”. Oltre ai citati Smal “uno dei migliori di sempre nel suo ruolo” e Lupini, Botha ricorda anche il tecnico sudafricano Nelie Smith.

Quando era a Rovigo, rivela il mediano d’apertura “avevo ricevuto tre offerte importanti, Northampton in Inghilterra, Newport in Galles, Tolosa in Francia, preferì giocare qui, potevo bilanciare la mia attività anche in Sud Africa, diversamente non avrei potuto disputare i tornei in due continenti”. Tanto per parlarci chiaro, Naas Botha giocava 50 partite all’anno tra Italia e Sud Africa. Ora è francamente impensabile.

“I sei anni qui sono stati i più belli e importanti della mia carriera – sottolinea Botha – ho vinto lo scudetto al primo anno, giocare per gli Springboks e per il proprio Paese è speciale, ma Rovigo è stata una delle esperienze più belle della mia vita. E’ un posto dove il rugby significa tanto, non è una città di sport, è una città di rugby. Giocare qui, per quello che rappresenta la palla ovale per questa città, è unico. Anche senza vincere sarebbe stata una bella esperienza, ma vincere quel primo campionato ha dato il là ad un ciclo importante, aumentando l’entusiasmo della città”.

In termini statici Naas Botha tra Nazionale, Currie Cup e selezioni varie ha una percentuale di vittorie dell’83% “In 128 partite da capitano dei Bulls (Northern Transvaal) ho perso 15 partite” sottolinea, a Pretoria è venerato come un semidio sportivo. Non accetta il paragone con il Diego Maradona del calcio “Di Maradona ce n’è uno solo”. Ha ragione, anche un nuovo Naas Botha deve ancora nascere.

Giorgio Achilli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie