Fiom, Fim e Uilm chiedono un aumento di 280 euro nel triennio, tolte le bandiere in due aziende di Rovigo, in Agritalia clima teso con i sindacati

ROVIGO –  Fiom, Fim e Uilm chiedono un aumento di 280 euro nel triennio, mentre Federmeccanica ha risposto con 173 euro in 4 anni, ma utilizzando un indice di inflazione sfavorevole. Il 21 febbraio sciopero nazionale di 8 ore (ma le Rsu possono decidere diverse articolazioni dello sciopero), in Agritalia si è giocato d’anticipo, spalmando le ore di sciopero durante la settimana.

Le Organizzazioni Sindacali hanno scelto proprio la Carraro Agritalia per spiegare i temi, ormai noti, della protesta. Martedì 18 febbraio, Davide Benazzo (Fiom Rovigo), Mirco Bolognesi (Uilm Rovigo) e Luca Gazzabin (Fim Cisl Padova Rovigo), erano al fianco dei lavoratori in viale del Lavoro. 


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“Abbiamo scelto Carraro Agritalia per due motivi sostanziali – ha spiegato Davide Benazzo segretario provinciale di Fiom Cgil – lo sciopero che si protrae per la chiusura di Federmeccanica sulla possibilità di riaprire le trattative sul contratto, qui si è deciso di scioperare su 4 giorni, due ore per ogni giorno. La seconda motivazione è che oltre al problema su scala nazionale, qui a livello locale ci sono dei problemi di relazione sindacale. In assemblea insieme ai lavoratori di Agritalia abbiamo deciso di porre l’accento su queste difficoltà. Vorrei aggiungere, e rasenta l’inverosimile, abbiamo posto le bandiere all’ingresso di tutte le fabbriche, in questa via mancano in due, alla FemiCz e alla Solmec (sono state rimosse). E’ emblematico, questi due datori di lavoro hanno anche una rappresentanza all’interno di Confindustria, questo è il chiaro segnale che questa rappresentanza dà, manca di rispetto alle nostre bandiere a alla nostra protesta. Toglierle, o buttarle via, è il segnale dell’arroganza e della mancanza di rispetto della dignità dei lavoratori. Rasentiamo il ridicolo. La Fiom ha una storia molto più lunga di FemiCz, e forse ha un valore maggiore”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Mirco Bolognesi della Uilm Rovigo “Il Contratto nazionale di lavoro è prima di tutto salari, abbiamo un calo industriale che va avanti da mesi, c’è una enorme difficoltà dei lavoratori ad arrivare a fine mese, ma c’è anche un problema di orario, che avremmo bisogno di ridurre per dare maggiore occupazione, si va in pensione sempre più tardi. Il mondo del lavoro è sempre di più legato al precariato, con il conseguente blocco delle nascite, e la difficoltà a trovare casa. Se gli stessi datori di lavoro ci dicono che sono in difficoltà, poi ci tolgono i nostri simboli, il clima sta diventando pesante. La protesta durerà il tempo che servirà. Questo è il secondo sciopero, ma abbiamo intenzione di andare avanti anche a Marzo, i salari non garantiscono più una vita dignitosa. La Carraro Agritalia ha sostituto dei lavoratori somministrati per non assumerli, c’è un problema di carichi di lavoro, e rapporti tesi, credo che qui ci vedrete spesso”.

308 dipendenti a tempo indeterminato, e diversi somministrati (il termine già da solo è orribile, ma è la nuova frontiera del lavoro), la Carraro Agritalia è sempre stata vista come una eccellenza del territorio, ma la tensione c’è.

Luca Gazzabin, segretario generale della Fim Cisl Padova Rovigo: “La vertenza è ferma dal 12 di novembre, quando abbiamo rotto il tavolo della trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale, queste sono ulteriori 8 ore di sciopero, l’abbiamo gestita in più giornate, ma quella di riferimento del territorio è il 21 febbraio per avere una efficacia più importante. Tra Federmeccanica e i Sindacati l’11 febbraio c’è stato un nuovo incontro, ma loro hanno ribadito che la posizione è quella”.

Un muro contro muro che porterà all’ennesimo sciopero nazionale il 21 febbraio. 

One Comment
  1. Grazie per aver menzionato i lavoratori interinali che sono prima di tutto persone che hanno una famiglia e che tra poco rimarranno senza lavoro, nonostante le mille promesse del posto fisso. La situazione deve cambiare perché quando si toglie ingiustamente il lavoro a una persona gli si toglie anche la dignità.

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