ROVIGO – “Non è vero, non è assolutamente vero che un sindaco non possa fare nulla per garantire una assistenza sanitaria ottimale per i propri cittadini: ci sono disposizioni normative che possono essere fatte valere e, ovviamente, c’è il dialogo tra soggetti istituzionali, ossia il primo cittadino e il direttore generale dell’azienda sanitaria. Si tratta, semplicemente, di volerlo o non volerlo fare”.
Lo ha spiegato Palmiro Franco Tosini, candidato sindaco della sua lista civica e di quella del Pd, nella serata di sabato 25 maggio, in una Sala Celio strapiena, all’incontro al quale hanno preso parte Andrea Crisanti, Senatore del Pd, docente e microbiologo; Francesco Noce, Presidente dell’Ordine dei Medici di Rovigo; e Denis Piombo, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Rovigo; a moderare, Francesco Gennaro, esponente Pd e a propria volta medico.
Al centro della serata, la situazione del Servizio sanitario nazionale – ossia la sanità pubblica – all’indomani del Covid. Se, durante l’epidemia, si pensava che questa perlomeno fosse servita a sottolineare l’importanza della sanità pubblica, quella dotata dei servizi di urgenza ed emergenza, quella che salva le vite, a fronte della sanità privata, il risveglio è stato brusco e immediato, come ha ben sottolineato Crisanti.
“I tempi di attesa nel pubblico si allungano – ha spiegato Crisanti – le liste di attesa sono infinite e vanno oltre i tempi prescritti. Per la prima volta l’aspettativa di vita nel nostro paese non è aumentata e, inoltre, il nostro sistema sanitario non è equo, poiché chi ha meno deve rinunciare spesso a curarsi, mentre chi ha i soldi può farlo, creando disparità nell’aspettativa di vita stessa. Quest’ultima, infatti, diventa legata alla fascia di reddito d’appartenenza. In questa situazione, molti cittadini, non trovando risposta alle proprie esigenze, affollano i pronto soccorsi che, quindi, si ritrovano ‘intasati’ di codici bianchi, ossia di persone che non dovrebbero stare lì, ma non sanno dove andare per essere visitate”.
A fare da contraltare a questo scenario, grave, nella sanità pubblica, la sanità privata convenzionata, ossia quella che vede imprenditori privati eseguire prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale, ottenendo poi un rimborso. “E’ – ha proseguito Crisanti – il sogno di ogni imprenditore: rischi zero, fatturato garantito di anno in anno, un margine di profitto del 15 – 18%, laddove nella grande distribuzione, ossia nei supermercati, per fare un esempio, siamo attorno all’1%. Ma non solo: ricordatevi che i privati non hanno i reparti d’emergenza e di urgenza, quelli che risolvono situazioni critiche, salvano vite, ma costano anche di più ed espongono a rischi di contenzioni. Quelli, ossia i costi e i problemi, restano al pubblico”.
La situazione, insomma, è grave. Ma non è vero, ha ribadito Tosini, che il sindaco non possa fare nulla. “Io, di sicuro, mi impegnerò a farlo fin dal primo giorno. Per me non è una promessa elettorale, ma un diritto, garantito dalla legge”.
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