ABANO TERME (Padova) – Dal 2 al 4 dicembre 2025 il Sappe, primo e più rappresentativo sindacato della Polizia Penitenziaria, ha celebrato ad Abano Terme il suo 38° Consiglio Nazionale. Nella sede ormai simbolo della vita congressuale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, il Segretario Generale Donato Capece ha presentato la relazione introduttiva dal titolo “Uno sguardo al futuro senza dimenticare il passato”, ripercorrendo la storia del sindacato e fissando le priorità per il Corpo.
Numerosi i messaggi istituzionali giunti al convegno: dai Sottosegretari alla Giustizia Delmastro Delle Vedove e Ostellari, al senatore Maurizio Gasparri, fino ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e della Giustizia Minorile, inclusi i Capi Dipartimento Stefano Carmine De Michele e Antonio Sangermano, il Vice Capo DAP Parisi, il Capo del Personale Russi e il vice Augusto Zaccariello.
Le criticità del sistema penitenziario: “Un lavoro che è diventato una battaglia quotidiana”
Capece ha ribadito come, in oltre trentacinque anni di attività, il Sappe abbia accompagnato la crescita della Polizia Penitenziaria, difendendo dignità e diritti delle donne e degli uomini in divisa. Parallelamente, il Segretario Generale ha denunciato con fermezza le profonde criticità del sistema carcerario: sovraffollamento, carenza di organico, aumento dei detenuti psichiatrici e tossicodipendenti, aggressioni e condizioni di lavoro sempre più difficili, soprattutto negli istituti minorili.
“Sovraffollamento, carenze di organico, aumento dei detenuti psichiatrici e tossicodipendenti, tensioni quotidiane e strutture fatiscenti hanno trasformato il lavoro in carcere in una battaglia quotidiana”, ha affermato Capece.
Un riferimento particolarmente grave riguarda gli istituti minorili, descritti come “veri e propri campi di battaglia”, dove il personale opera spesso senza strumenti adeguati e con rischi continui.
La fuga dei giovani dal Corpo e la richiesta di un intervento urgente
Un passaggio chiave della relazione ha riguardato l’allarmante numero di giovani agenti che abbandonano il servizio: circa 500 appartenenti al 185° corso hanno lasciato la divisa in pochi mesi. Un dato che, secondo il Sappe, testimonia un disagio profondo, da affrontare attraverso riforme strutturali, migliori tutele, una formazione adeguata e un riconoscimento economico dignitoso.
Il sindacato chiede con forza: corsi di formazione più lunghi e qualificati; organici portati almeno a 50.000 unità; revisione del reato di tortura in linea con la Convenzione ONU; dotazione di strumenti di difesa non letali per tutelare il personale senza criminalizzare l’azione di servizio.
Risultati ottenuti e nuove sfide: dalla valorizzazione del personale al riordino delle carriere
Capece ha ricordato le conquiste ottenute negli anni dal Sappe: l’istituzione del GIO e dei GIR, la nascita dei negoziatori, l’aumento dell’indennità di specificità di sezione e la valorizzazione dei ruoli direttivi. Tuttavia, restano aperte diverse questioni, tra cui il riordino delle carriere, il potenziamento delle indennità accessorie, il rinnovo contrattuale, le correzioni alla legge di bilancio 2025 e il rafforzamento della sanità penitenziaria.
Reato di tortura: necessaria una riformulazione chiara e conforme agli standard ONU
Un altro nodo centrale riguarda l’attuale formulazione del reato di tortura (art. 613-bis c.p.), ritenuta da molti operatori “vaga e ambigua”. Secondo Capece, questa indeterminatezza può generare incertezza operativa e accentuare il timore, tra gli agenti, di incorrere in procedimenti giudiziari anche nell’esercizio legittimo delle proprie funzioni.
Per il Sappe è essenziale una revisione che: si ispiri alla definizione della Convenzione ONU; distingua in maniera netta l’abuso dall’intervento legittimo; garantisca equilibrio, proporzionalità e certezza nell’applicazione della norma.
Un appello finale alla riforma del sistema penitenziario
Il Consiglio Nazionale si è concluso con un forte appello alla riforma dell’Amministrazione Penitenziaria, alla dignità professionale della Polizia Penitenziaria e al riconoscimento del Sappe come presidio stabile di democrazia, legalità e tutela dei Baschi Azzurri.


















