PORTO TOLLE (Rovigo) – Una serata di investitura politica davanti a una sala gremita e con tutte le anime del centrosinistra riunite. È il clima che ha accompagnato l’incontro pubblico con Giacomo Bovolenta, candidato del centrosinistra unito alle elezioni suppletive per la Camera dei deputati del 22 e 23 marzo nel collegio di Rovigo e della Bassa Padovana.
L’appuntamento si è svolto giovedì 12 marzo alla sala della Musica di Ca’ Tiepolo, con la partecipazione di esponenti politici e amministratori locali. A moderare l’incontro è stata Maura Veronese, ex sindaco di Porto Viro, che ha subito messo al centro il tema della territorialità. Bovolenta, originario di Porto Tolle e avvocato a Porto Viro, dopo un periodo di studio e lavoro fuori provincia ha scelto infatti di tornare a vivere in Polesine e di impegnarsi nella politica locale.

Un elemento che il candidato ha contrapposto alla scelta del centrodestra di candidare un esponente proveniente da fuori territorio. «Quando mi è stato chiesto di candidarmi – ha raccontato Bovolenta – ho accettato subito per spirito di servizio, ancora prima di sapere chi sarebbe stato il mio avversario. Quando l’ho saputo, ho sentito il mio senso di appartenenza al Polesine e al Veneto ferito da quella che considero una vera prepotenza politica verso questo territorio».
Nel suo intervento Bovolenta ha denunciato anche quella che definisce una pressione crescente sul Polesine, dove – ha detto – vengono collocate infrastrutture e impianti che altri territori rifiutano. «Inceneritori, impianti per rifiuti, progetti di trivellazione e perfino un carcere minorile a Rovigo: tutto sembra finire qui. Io mi candido perché la nostra terra merita di meglio».
Durante la serata sono intervenuti diversi esponenti del territorio che hanno spiegato le ragioni del sostegno alla candidatura. Cosetta Nicolasi, consigliera comunale a Porto Tolle, ha ricordato l’impatto devastante dell’emergenza granchio blu, che in tre anni ha fatto sparire circa 600 partite Iva nel comparto della pesca e dell’acquacoltura. «Abbiamo chiesto lo stato di calamità e misure come la sospensione dei contributi previdenziali – ha spiegato – ma siamo stati lasciati soli. Abbiamo bisogno di qualcuno che conosca davvero il territorio e sappia rappresentarlo».


Un quadro delle difficoltà del Polesine è stato tracciato anche da Michela Ferrarese, ex assessore comunale a Porto Tolle, che ha citato alcuni dati demografici ed economici: nel 1961 la provincia contava 258mila abitanti, oggi sono 227mila, con una perdita di 14mila residenti solo nell’ultimo decennio. L’età media è salita a 50 anni, con gli over 65 al 30% della popolazione e un Pil pro capite inferiore di circa 10mila euro rispetto alla media nazionale.
Tra gli interventi anche quello di Sebastiano Boscolo, operatore turistico di Scardovari, che ha sottolineato le potenzialità turistiche del Delta del Po ma anche le difficoltà di chi prova a investire dopo la crisi della pesca. «Molte persone stanno tentando di reinventarsi nel turismo – ha spiegato – ma senza incentivi e senza credito agevolato».

L’ex sindaco di Adria Omar Barbierato ha invece richiamato l’attenzione sulle questioni ambientali e sulle pressioni industriali che interessano il territorio. «Troppo spesso – ha detto – gli amministratori locali si trovano soli ad affrontare progetti che rischiano di danneggiare il Polesine».
A chiudere l’incontro è stato Angelo Motta, ex consigliere comunale di Porto Tolle, che ha ribadito l’importanza di avere un rappresentante del territorio a Roma. «Abbiamo l’occasione di mandare in Parlamento una persona che conosce davvero questa terra, che ha partecipato alle battaglie contro le trivelle e contro l’inceneritore di Loreo e che può difendere il Polesine dove si prendono le decisioni».














