Di quella spedizione nella terra degli Springboks in piena apartheid fecero parte tre polesani, Angelo Visentin, Arturo Bergamasco e Doro Quaglio

ROVIGO – Di quella spedizione in Sudafrica fecero parte tre rodigini. L’azzurro numero 254, 23 caps in Nazionale, il mediano di mischia della Rugby Rovigo, Angelo ‘Banana” Visentin (ora ‘ambasciatore’ degli Old, e presente in sala), Arturo Bergamasco poi passato al Petrarca Padova, e l’azzurro numero 253, Doro Quaglio (15 caps), a cui è dedicata una tribuna dello stadio di viale Alfieri.

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Nell’anniversario dei 50 anni del tour dell’Italrugby, nel lontano 1973, in piena apartheid, gli azzurri furono gli unici del Pianeta ad accettare l’invito degli Springboks. Mentre il Mondo boicottava il Sudafrica, l’Italia si apriva al rugby che conta.

Una trasferta storica.

Da quel viaggio “proibito” di mezzo secolo fa è nato “Non puoi fidarti di gente così” (Mondadori), scritto da Massimo Calandri, giornalista de la Repubblica. E’ stato presentato a Rovigo, venerdì 20 gennaio alle ore 18 all’interno della mostra di Palazzo Roncale Rugby. Rovigo città in mischia”, aperta fino al 29 gennaio. “Una bellissima mostra” come ha sottolineato Calandri, curata da Ivan Malfatto, Willy Roversi e Antonio Liviero, da una idea di Sergio Campagnolo,  per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

A condurre la serata il giornalista Ivan Malfatto, ospiti illustri, l’assessore alla Cultura del Comune di Rovigo, Roberto Tovo, ed il presidente del Comitato Veneto ovale Sandro Trevisan.

Nella prestigiosa sala di Palazzo Roncale anche l’head coach della FemiCz Rovigo, Alessandro Lodi, il direttore sportivo Polla Roux, il sudafricano rodigino d’adozione, ed alcuni Bersaglieri tra cui il pilone destro sudafricano Justin Theys, Enrico Mario Luit, e Stefano Sironi.

Durante la presentazione sono stati proiettati dei filmati originali dell’epoca, non solo rugby. Gli italiani, con dieci giocatori veneti, partirono per la spedizione proibita a una condizione: incontrare anche i Leopards, la selezione di colore.  

Massimo Calandri

Insieme all’autore altri protagonisti di quella spedizione azzurra, molti dei convocati rinunciarono, per chi vi prese parte fu un’esperienza indimenticabile contro la squadra più forte del Mondo. Presenti a Rovigo anche l’azzurro 269 Ambrogio Bona (50 caps), azzurro 271 Salvatore Bonetti (34 caps), ex rossoblù,  azzurro 273 Adriano Fedrigo (41 caps), azzurro 274  Nello Francescato (42 caps), unico italiano ad aver segnato due mete contro gli All Blacks, azzurro  290 Renzo Ganzerla (2 caps), c’erano anche loro in Sudafrica a rappresentare l’Italia in tour storico.

Un segnale forte, perchè lo sport deve essere un messaggio di speranza, di civiltà, all’epoca il Sudafrica era escluso dal Mondo. Nelson Mandela, una volta liberato dalla prigionia, ha insegnato al Pianeta che lo sport unisce. L’Italia anticipò i tempi, andando contro ogni pregiudizio. Qualche anno dopo lo fece anche Rovigo, ingaggiando il migliore mediano d’apertura del Mondo, Naas Botha, e il numero 8 più efficace in circolazione, Gert Smal. Con loro arrivò anche Tito Lupini, Leggenda rossoblù che a Rovigo ha lasciato un segno indelebile.

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