ARQUA’ POLESINE (Rovigo) – Mercoledi sera alla trattoria Da Rossi, a Granze di Arquà Polesine, storico ritrovo gastronomico della squadra rossoblù degli anni ‘70 e ’80, un gruppo di suoi vecchi compagni di squadra hanno voluto salutare John Welch, il giocatore gallese che ha militato nel Rovigo dal 1971 al 1974.

Nino Rossi e Giuseppe Toffoli
Welch si trova in città da diversi giorni e sabato scorso era allo stadio Battaglini per la partita di Coppa Italia tra la FemiCz Rovigo e il Mogliano ed è stato chiamato a premiare il “Man of the Match”. Sono passati ormai più di cinquant’anni ma il legame di Welch con la nostra città è sempre rimasto molto forte tanto che i suoi ritorni nel Polesine sono stati abbastanza frequenti. Tra i presenti c’erano alcuni dei suoi compagni di squadra di allora, ma anche diversi dei “ragazzi” che Welch aveva allenato quando gli era stata affidata la squadra giovanile rossoblù. Tra i ricordi di un’azione di gioco e di qualche goliardata, magari con l’inevitabile aggiunta di particolari non proprio veritieri ma che ci stanno a pennello, c’è stato anche il tempo per un aggiornamento sulla situazione attuale dei “reduci”: “io mi sono fatto la protesi al ginocchio”, “io, invece, quella dell’anca”, “per me solo un’angioplastica con due stent”, “a me hanno messo anche un pacemaker”.

Graziano Barion, Alessandro Zanella e Franco Carrara
Nonostante gli acciacchi, qualche chilo in più e diversi capelli in meno, però, quando c’è l’occasione di stare insieme per rinvigorire un’amicizia che non conosce l’usura del tempo, magari incontrando un vecchio compagno che non si vedeva da anni, tutti rispondono presente. Cosi è stato per la cena in onore di John Welch. C’erano Graziano Barion, Emilio Ballani, Daniele Astolfi, Patrizio Zanella, Vittorio Paparella, Giuseppe Toffoli, Luciano Borsetto, Eusebio Passarotto, Luigi Bolzoni, Franco Carrara, Luciano Degan, Maurizio Terrestri, Angelo Visentin, Raffaello Salvan, Roberto Roversi, Alessandro Zanella e Mario Borgato.

John Welch e Angelo Visentin
Tra aneddoti, con discussioni sulle date perché la memoria non è più quella di una volta, e racconti vari la serata è filata via liscia con immancabile foto di gruppo finale. John Reginald Welch è arrivato a Rovigo nella stagione 1971/72. La squadra rossoblù, allora targata Tosimobili, era allenata da Alex Penciu, che era anche giocatore, e stava attraversando un periodo complicato dal quale stava faticosamente uscendo grazie al prezioso contributo dell’estremo rumeno. Welch era il secondo giocatore straniero della storia del Rovigo, ma il primo proveniente da un paese di grande tradizione rugbystica come il Galles. Era nato il 26 agosto del 1947 a Llanelly, la città più rugbystica del principato, un luogo che in quegli anni incrocerà spesso la storia del Rovigo. Da Llanelly, infatti, provenivano Bernard Thomas, apertura dei bersaglieri nello scudetto del 1976, e Carwyn James, l’allenatore di fama mondiale che guidò i rossoblù alla conquista del titolo del 1979. Senza contare che nel settembre del 1978 ci fu anche una partita tra Llanelly e Rovigo nello storico Stradey Park dove qualche anno prima gli “scarlets” avevano battuto gli All Blacks.
Di tutto questo, però, non si sapeva quando agli inizi di novembre del 1971 giunse in città un ragazzo dal fisico mingherlino che portava i capelli lunghi e indossava dei jeans trasandati. Il suo esordio in maglia rossoblù non fu tra i più esaltanti. Era la 5° giornata del campionato e il Rovigo doveva giocare al Tre Pini di Padova contro il Petrarca di Memo Geremia, la squadra che allora dominava il campionato vincendo scudetti a ripetizione. Finì con una sonora sconfitta dei rossoblù: 30 a 18 per i bianconeri. La squadra nella quale fu inserito Welch era ancora in gran parte quella che aveva vinto gli scudetti dei primi anni ’60 ed era ormai logora e piuttosto in là con gli anni. Per la cronaca questo fu il XV schierato dal Rovigo: Merlin, Prete, L. Biscuola, Welch, Vecchi, Penciu, Visentin, Vanzan, Degan, Casellato, Checchinato, Raisi, Bellinazzo, Olivieri, Quaglio. Guardando la formazione viene da pensare come abbiano fatto ad intendersi i due centri rossoblù con Luciano “Jaja” Biscuola di San Bortolo e over 35, che non aveva molta dimestichezza con l’inglese, e il giovane John Welch, appena catapultato nella nebbia polesana direttamente da Llanelly a completo digiuno della lingua italiana. Misteri del rugby.
Welch era principalmente un mediano di mischia, ma se la cavava molto bene anche come trequarti centro. Non era un campione, ma certamente un buon giocatore che aveva nel carattere e nel placcaggio le sue doti migliori. Era un combattente coraggioso e a Rovigo basta questo per entrare nel cuore dei tifosi. L’impatto di John Welch nel processo di crescita del rugby rodigino di quegli anni fu decisamente importante. Il Rovigo stava cambiando pelle. Dopo i momenti bui nei quali lo spettro della retrocessione era stato molto vicino, i rossoblù con Penciu stavano intraprendendo una nuova direzione e Welch portò l’interpretazione del rugby moderno, più organizzato e veloce, che allora vedeva nel Galles una delle nazioni guida. Lui, assieme a Meirion Prosser nelle due stagioni successive, in qualche modo traghettarono il Rovigo in un passaggio importante della sua storia consegnando a Julien Saby, il “maestro” francese arrivato sulla panchina rossoblù nel 1974, una squadra piena di giovani talenti che negli anni successivi avrebbe scritto alcune delle pagine più gloriose del rugby rodigino.
Quando Welch e Prosser se ne andarono il Rovigo era diventata la squadra di Elio De Anna, Nino Rossi, Raffaello Salvan, Alessandro Zanella, Giuseppe Toffoli, Luciano Borsetto, Narciso Zanella e altri ragazzi che sotto la guida di Saby prima e di James dopo diventarono campioni. Dopo aver lasciato Rovigo Welch andò a giocare in Francia con il Rodez, una squadra di seconda divisione della quale divenne anche allenatore. In Francia iniziò anche la sua carriera di giornalista come corrispondente della BBC Galles e successivamente si trasferì a Cardiff lavorando sempre con la televisione anche come autore di programmi. Di John Reginald Welch, che nelle sue tre stagioni in rossoblù collezionò 55 presenze e sette mete, bisogna anche ricordare il suo stile di vita fuori dal campo. Prima di arrivare a Rovigo lui aveva già viaggiato parecchio attirato soprattutto dalla curiosità e dalla sua voglia di conoscere posti e gente diversa. Quando mise piede nella nostra città, (siamo nel 1971 un’epoca in cui la cultura giovanile mondiale era influenzata da quello che succedeva in Gran Bretagna), per i rodigini vedere un giovane con i capelli lunghi, con i basettoni fino al mento e che parlava inglese era una novità. Uno così non passava inosservato. Guai, però, a scambiarlo per un inglese: per chi è nato in Galles è una delle peggiori offese! Ci volle poco perché Welch diventasse uno dei personaggi della città. Andava nelle scuole a fare il lettore d’inglese, lo invitano alle feste, imparò l’italiano (e anche un po’ di dialetto) molto velocemente.
In pratica diventò in pochissimo tempo “uno di noi”. A cena, l’altra sera, John ha ricordato un gustoso particolare dei suoi anni trascorsi a Rovigo. All’epoca, ma lo è anche oggi, era un grande appassionato di musica country americana. Si presentò da Luciano Ferrari, dirigente della società rossoblù nonché titolare di uno storico negozio di dischi della città, per chiedere un LP di John Denver, uno dei nomi più importanti di quel genere musicale. Ovviamente non c’era. Così Luciano gli ordinò quel disco e continuò a farlo anche per gli LP successivi aggiungendo ogni tanto qualche disco di Willie Nelson e Kenny Rogers, altri famosi interpreti country. Ancora oggi nella voluminosa raccolta di dischi che John Welch custodisce gelosamente nella sua casa di Cardiff ci sono una quindicina di LP con il bollino giallo “Dischi Ferrari – Rovigo” incollato sulla copertina. Così mentre ascolta “Take me home”, un brano contenuto nel primo disco di John Denver acquistato nel negozio di Luciano Ferrari, Welch non può fare a meno di pensare a Rovigo, la sua seconda casa.
Roberto Roversi

















