Alberto Guerrini ripercorrerà la storia dei Bersaglieri a puntate con documenti, fino ad oggi inediti. Un percorso di avvicinamento alla grande festa rossoblù 

ROVIGO – Nato a Rovigo, 63enne insegnante, è stato uno dei pionieri veneti del nuoto in acque libere, con numerose traversate in solitaria, tuttora in attività. È stato anche corrispondente per il Resto del Carlino, la Gazzetta dello Sport e testate televisive locali. Fondatore nel 2013 e attuale presidente di MondOvale Centro Studi e Documentazione di Rovigo, ha realizzato mostre, documentari e ricerche sul rugby rodigino, veneto e nazionale. 

Alberto Guerrini (foto qui sopra) ha recentemente scritto il libro “Li chiamarono Bersaglieri”, un volume che nasce dalla volontà di ricostruire le vicende dei ragazzi che hanno dato linfa al rugby nostrano, con focus su Padova e Rovigo, legate tra loro fin dalle origini. È un viaggio a ritroso nel tempo, nel contesto storico del ventennio fascista e del primo dopoguerra. Vengono presentati documenti inediti che dimostrano l’arrivo del rugby a Rovigo in epoca antecedente il pallone portato da Lanzoni secondo la leggenda, così come precisate le date di inizio a Mestre, Venezia e Treviso.. Una ricerca lunga durata anni, condivisa per pura passione.

Il regalo di Natale ai lettori di Rovigo.News, Alberto Guerrini in occasione delle celebrazioni del 90esimo della Rugby Rovigo, ripercorrerà la storia dei Bersaglieri a puntate con documenti, fino ad oggi inediti.

Prima puntata

Un treno. 15 ragazzotti intrepidi. Un francese. Una palla dalla forma strana. Nessuno di loro poteva sapere che quella domenica 13 dicembre 1936 sarebbe stata la prima di una serie lunghissima di fine settimana con un pallone ovale a fare da protagonista nella vita sportiva di Rovigo. Quella mattina 15 pazzoidi salirono su un treno per andare a Padova, scendere alla stazione e dopo pochi passi a piedi entrare negli spogliatoi del campo Littorio, quartiere Arcella. Indossate qualche maglia azzurra e dei pantaloncini celesti o blu quegli intrepidi giocarono la prima partita di rugby mai disputata da una squadra composta da soli rodigini. 

Pazzi perché l’unico allenamento prima di quel giorno l’avevano fatto venerdì sera, avevano parlato per due ore, e forse fatto qualche passaggio e qualche placcaggio, con Jean Branà, giunto da Bordeaux per dare manforte a Julien Saby nell’insegnare i rudimenti del rugby a Padova e dintorni. E intrepidi perché affrontavano i ragazzi del fascio giovanile di combattimento di Padova, già da qualche anno in attività proprio con Saby e tra le migliori squadre del circuito. Finì 17-0 per i giallorossi patavini. La stampa rodigina pubblicò: “Ieri al campo Littorio, alla presenza d’un numeroso pubblico, si è svolta la prima partita del torneo di preparazione fra le giovani compagini dei comandi federali di Padova e di Rovigo. La squadra del Fascio di Padova, superiore per tecnica e per gioco veloce, ha avuto la meglio sui camerati di Rovigo per 20 punti a 0. Della squadra padovana ottime le linee arretrate ma ha lasciato alquanto delusi il pacchetto di mischia. Il Rovigo ha fatto del suo meglio per difendere i propri colori dato che era la prima partita che disputava. Ottimo l’arbitraggio del signor Antonio Bettella” (Il Gazzettino di Rovigo, 14 dicembre 1936). 


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Polesine fascista uscì con un lungo articolo martedì 15 dicembre, nel quale riportò il punteggio di 17-0 per il Fgc Padova, “17 porte a zero”, usando il linguaggio dell’epoca, volutamente italianizzato: “Per la prima volta i giovani fascisti rodigini componenti la squadra di pallaovale sono scesi in lizza domenica allo stadio dell’Arcella di Padova per un incontro amichevole con la compagine del comando federale della città del Santo”. Naturalmente i rodigini erano sprovvisti di conoscenze tecniche e regolamentari, ma esibirono “coraggio, fiato e volontà da vendere”. 

Una nota curiosa del quotidiano rodigino fu riguardo al fatto che i rugbysti di Rovigo avrebbero presto migliorato “se essi riusciranno ad eliminare dal loro gioco qualsiasi tendenza alla pallacanestro o alla palla a volo”. E questa considerazione a margine della prima partita di rugby di una squadra di Rovigo toglie ogni dubbio sul fatto che si trattò di ragazzi molto coraggiosi se non spericolati! (tratto da “Li chiamarono Bersaglieri”, Piazza Editore 2022). 

Questi furono i primi coraggiosi passi del rugby rodigino, che sarebbero decollati nella primavera successiva per poi giungere ai livelli nazionali del rugby italiano giovanile nel 1938 e 1939. Eppure la palla ovale era giunta a Rovigo molti anni prima del leggendario pallone di Dino Lanzoni, rimanendo tuttavia senza seguito.  

Alberto Guerrini

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