ROVIGO – Se il 13 dicembre 1936 ricorda il primo XV rodigino a giocare una partita di rugby, il giorno di Santo Stefano vide la prima partita di rugby giocata sul campo di via Capitello (oggi viale Tre Martiri) a Rovigo, inaugurato per il calcio nel 1927 all’interno dell’Ippodromo.


A sinistra: La Gazzetta di Venezia 27 dicembre 1927, risultato e tabellino della partita Fgc Rovigo-Fgc Padova 0-17. A destra: Polesine fascista 27 dicembre 1936, cronaca della prima partita disputata in via Capitello a Rovigo
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I padovani del fascio di combattimento ricambiarono visita ai rodigini ma con lo stesso esito: vittoria 20-0 secondo il Gazzettino di Padova (17-0 secondo Polesine Fascista e la Gazzetta di Venezia).

Qui sopra foto di gruppo dei giovani rodigini impegnati nei brevetti atletici del 7 luglio 1935 per entrare a far parte dei fasci giovanili di combattimento. N.1 Dino Lanzoni, n.2 Bruno Schiesari, n.3 e 4 i cugini Melega Pasquale e Giuseppe, n.5 Secondo Brancaleon, n.6 Ivan Piva, n.7 Arrigo Menarello, n.8 Giovanni Zanon
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Stavolta vennero pubblicati i nomi dei pionieri in maglia azzurra: Boniolo, Cecchetto, Masiero, Melega I (Giuseppe), Lorenzoni, Siligardi, Luppi, Menarello, Brancalion, Battalini, Dall’Ara, Marabese, Melega II (Pasquale), Zanon, Bobisse. Il quotidiano padovano Veneto Sportivo segnalò le ottime prove di Lanzoi, Baccaglini e Siligandi. Le storpiature dei nomi fanno capire quanto il rugby fosse “strano”: Siligandi era Siligardi Giovanni, Battalini/Baccaglini era Battaglini e Lorenzoni/Lanzoi era Lanzoni. Ma quale Lanzoni? Dino o Mario? E quale Battaglini? Maci o Checco?

Qui sopra Maci Battaglini, in canotta bianca, supera per abbandono alla terza ripresa il peso massimo veneziano Orlandini
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Il fatto è che i ragazzi scesi in campo per la pallaovale in realtà facevano di tutto: calcio (Bruno Schiesari e Giordano Campice), pugilato (i fratelli Battaglini), atletica leggera (Dino e Mario Lanzoni, Giordano Campice e Idres Natali), marcia e tiro (Giuseppe Luppi, Ferruccio Lanzoni), pallavolo e pallacanestro…il rugby era l’ultimo arrivato, insieme alla “volata” uno sport “italiano” inventato da Starace, presto abbandonato.
E anche il rugby rischiava di essere abbandonato, come era già accaduto sei anni prima. Già nel 1930, grazie ad Antonio Valgoi, il rugby aveva fatto capolino a Rovigo, ma senza attecchire. Gli sforzi del regime per il rugby erano vani. Insomma, nei primi anni ‘30 il rugby si giocava dappertutto in Veneto, eccetto che a Rovigo. Sarà il tema del prossimo episodio. Il germoglio sbocciò grazie alla passione e alle amicizie “padovane” di Dino Lanzoni. E molto presto avrebbe recuperato il tempo perduto.
Alberto Guerrini













