FICAROLO (Rovigo) – Mercoledì sera la sede Auser era talmente piena che, per un attimo, qualcuno ha temuto di dover aprire finestre e arrendersi alla fisica.
L’incontro organizzato da Polesine Progressista ha messo sul tavolo, una volta per tutte, l’immagine dell’Altopolesine: un territorio ricco di possibilità, ma lasciato andare come una casa vuota in cui nessuno cambia una lampadina da trent’anni.
A confrontarsi con un pubblico numeroso e molto attento sono stati Nicola Zanca ed Emanuela Pizzardo, candidati del Partito Democratico al Consiglio Regionale, protagonisti dell’ultimo appuntamento della rassegna dedicata ai cinque candidati polesani del PD.
Giovani: “Non è vero che non si può fare nulla, altre Regioni lo dimostrano”
Zanca e Pizzardo hanno affrontato il tema più urgente: la fuga dei giovani.
Qui, hanno detto, il problema non è “l’inerzia del destino”, ma l’inerzia della politica.
E gli esempi portati sanno di schiaffo e di incoraggiamento al tempo stesso: Emilia Romagna e Toscana, dove gli asili nido gratuiti sono realtà da anni.
A questo si aggiungono contributi per la prima casa e strumenti per favorire la residenzialità: proposte realizzabili, basta volerle mettere in campo.
Biomasse e biogas: “Oltre 60 impianti, zero benefici per il territorio”
Il pubblico ha reagito con preoccupazione quando si è parlato della “colonizzazione” del Polesine da parte degli impianti a biomasse e biogas: oltre sessanta tra installati e in autorizzazione.
Secondo i relatori, portano più traffico e inquinamento che ricadute positive, perché dietro ci sono spesso società esterne che qui lasciano gli oneri e si portano altrove i profitti.
Un film già visto: il territorio ospita, altri incassano.
Viabilità: A31, Eridania e Nogara Mare, capitoli mai chiusi
Non è mancato il capitolo viabilità, dove l’Altopolesine continua a pagare ritardi storici.
Tra le priorità richiamate:
- il collegamento tra A31 ed Eridania,
- il completamento della Nogara Mare,
opere considerate fondamentali per la tenuta economica della zona.
Sanità, la ferita aperta del Veneto
E poi, inevitabile, il grande nervo scoperto: la sanità veneta.
Secondo Zanca e Pizzardo, gli effetti di 31 anni consecutivi di governo regionale di centrodestra sono ormai sotto gli occhi di tutti:
- medici di base insufficienti,
- pediatri introvabili,
- pronto soccorso congestionati,
- liste d’attesa che superano l’anno.
Il risultato è una sanità “sempre più distante”, che spinge chi può verso il privato e lascia gli altri in attesa.
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