ROVIGO – Nel solco delle iniziative legate alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la vicesegretaria provinciale del Partito Democratico di Rovigo, Virna Riccardi, firma una riflessione che parte dalla storia delle lotte femminili e approda a un tema ancora troppo poco affrontato: il ruolo degli uomini nel cambiamento culturale necessario.
Riccardi ricorda come, nel corso dei secoli, la presunta “debolezza” femminile sia stata trasformata in sottomissione sociale e persino giustificazione implicita della violenza domestica. Una violenza che, per molto tempo, è stata normalizzata, invisibile, considerata “privata”.

Oggi, con la parola femminicidio entrata nel linguaggio quotidiano e con migliaia di iniziative in tutto il mondo, la consapevolezza è cresciuta, ma non basta una giornata per invertire la rotta.
La dirigente dem sottolinea come la violenza non sia solo quella fisica, ma anche quella psicologica, verbale, culturale: dalle molestie per strada alle battute sessiste, dalle relazioni di controllo alla denigrazione quotidiana.
“Cambiare la mentalità maschile è indispensabile tanto quanto sostenere le donne che denunciano”, scrive Riccardi, ricordando quanto spesso i primi segnali vengano ignorati o minimizzati, fino a trasformarsi in tragedie annunciate.
Nel suo intervento, Riccardi lancia però uno sguardo nuovo: quello degli uomini che hanno scelto di mettersi in discussione.
Quest’anno, in molte città italiane, gruppi maschili hanno organizzato iniziative pubbliche per prendere parola contro la violenza e ripensare la maschilità: percorsi di autoconsapevolezza, testimonianze, confronti aperti.
“Troviamo insieme le parole per dirlo”, propone Riccardi, invitando a costruire una mappa e un racconto pubblico di queste esperienze, spesso poco conosciute.
Non una condanna rituale, ma un impegno condiviso: ripensare desideri, aspettative, linguaggi, modelli d’amore, famiglia e sessualità.
Perché la violenza maschile contro le donne non riguarda solo chi la esercita: interroga tutti gli uomini e l’intera società.
Un appello che va oltre la commemorazione del 25 novembre e che chiede un cambio di passo duraturo, collettivo, quotidiano.

















