Dopo l’intervento di Luca Bellotti sul tema del cimitero islamico, critiche all’amministrazione Valeria Cittadin: “Mancano ascolto, visione e inclusione”

ROVIGO – Le dichiarazioni del sindaco sul tema della sepoltura dei cittadini di fede islamica continuano a far discutere e spingono anche il mondo cattolico e civico a prendere posizione. Dopo l’intervento dell’ex parlamentare Luca Bellotti (LEGGI ARTICOLO), arriva ora una dura riflessione da Andrea Borgato, consigliere comunale e presidente del Gruppo Bachelet, che parla di “comportamenti vecchi che non cambiano, purtroppo”.

Secondo Borgato, alla richiesta di individuare un luogo per la sepoltura dei defunti di fede islamica – non un cimitero “speciale” o separato – il sindaco avrebbe risposto con toni che non favoriscono il confronto, dando l’impressione di rappresentare solo una parte della città. Un atteggiamento che, a giudizio del Gruppo Bachelet, contraddice l’idea di sindaco come figura di garanzia per tutta la comunità, ruolo rivendicato dalla stessa prima cittadina all’inizio del mandato.

Nel mirino finiscono anche i social network, definiti un contesto in cui spesso prevalgono reazioni emotive e semplificazioni. Per Borgato, chi amministra non può limitarsi a intercettare “la pancia social”, ma deve assumersi la responsabilità di guidare la comunità, ascoltare i bisogni, spiegare le scelte e costruire visioni inclusive. È su questa base che il Gruppo Bachelet ribadisce come i valori della convivenza, del rispetto reciproco, del dialogo e del confronto restino l’unica strada per costruire la Rovigo di domani.

Lo sguardo si allarga poi all’azione complessiva dell’amministrazione. A un anno e mezzo dall’insediamento, secondo Borgato, il bilancio politico appare deludente. Viene ricordata la rinuncia al finanziamento governativo del SAI, scelta che – a suo avviso – non elimina i costi sociali, che continueranno comunque a gravare sul bilancio comunale per la gestione delle emergenze. Al contrario, la richiesta di istituire una “zona rossa” avrebbe contribuito a dare l’immagine di una città meno sicura e meno ospitale.

Un tema che si intreccia con quello demografico: i dati ISTAT, che certificano una popolazione sotto la soglia dei 50 mila abitanti, vengono letti come un segnale d’allarme. “Una città che si spopola – osserva Borgato – rischia di scomparire o comunque di non essere più considerata”.

Critiche anche al bilancio di previsione 2026, approvato prima di Natale, giudicato povero di novità e fortemente ancorato a progetti infrastrutturali ereditati dalla precedente amministrazione. Restano aperte, infine, questioni strategiche come la gestione dei rifiuti: mentre l’impianto Ecoambiente, finanziato dal PNRR, viene osteggiato dal sindaco, non si registrerebbe – secondo il Gruppo Bachelet – la stessa attenzione critica verso il progetto ECOPOL di via Amendola, sul quale altri sindaci del territorio hanno già assunto posizioni nette a tutela delle proprie comunità (LEGGI ARTICOLO).

La conclusione è un auspicio ma anche un appello politico: Borgato chiede un’amministrazione più “prossima” ai cittadini, capace di leggere i cambiamenti in atto e di andare oltre il presenzialismo. E invita le forze di opposizione a superare divisioni e protagonismi per lavorare su ciò che unisce, costruendo un progetto nuovo e credibile per il futuro di Rovigo.

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