ROVIGO – Una conferenza stampa a tre voci, ma con un messaggio unico e piuttosto netto. Nella sede del Partito Democratico di Rovigo, l’opposizione dem ha fatto il punto su un anno e mezzo di amministrazione Cittadin, usando le recenti polemiche sul cosiddetto cimitero islamico (LEGGI ARTICOLO) come lente per leggere una traiettoria politica più ampia. E, secondo il Pd, preoccupante.
Al centro del confronto: integrazione, laicità, diritti costituzionali e modello di società. Tradotto in modo meno accademico: Rovigo sta andando verso una città aperta o verso una città che chiude?
Crivellari: “Si sta costruendo una società chiusa”

Ad aprire gli interventi è stato l’ex parlamentare Diego Crivellari, oggi consigliere comunale, che ha parlato senza troppi giri di parole di un disegno complessivo portato avanti dalla giunta di centrodestra.
Secondo Crivellari, il tema del cimitero islamico non è un episodio isolato, ma “l’ennesima conferma” di una linea che negli ultimi mesi ha toccato più fronti: dalla vicenda dell’ex convento dei Cappuccini alla revoca del progetto SAI, fino alla rinuncia a fondi PNRR contro il caporalato. Tutte scelte che, a suo giudizio, vanno nella stessa direzione: non integrare, non aprire, semplificare per raccogliere consenso.
“Rovigo è una città con circa il 10% di popolazione di origine straniera, inserita in un sistema economico che ogni anno richiama oltre 1.500 lavoratori dall’estero. Fare finta che questa realtà non esista è politicamente miope e socialmente rischioso”, ha spiegato, parlando apertamente di populismo amministrativo e di una politica che “mette gruppi sociali uno contro l’altro”.
Tosini: “La Costituzione non è un’opinione”

L’ex candidato a sindaco e consigliere comunale Palmiro Franco Tosini ha riportato il dibattito su un terreno giuridico e istituzionale. Con un richiamo diretto all’articolo 3 della Costituzione, Tosini ha ricordato che l’uguaglianza non è solo formale, ma richiede azioni concrete per rimuovere gli ostacoli sociali ed economici.
“La richiesta di uno spazio per la sepoltura secondo il rito islamico è una domanda legittima, che riguarda la dignità delle persone anche dopo la morte”, ha sottolineato, parlando di laicità come valore alto e non come slogan buono per i social.
Nel mirino anche il metodo della sindaca Valeria Cittadin: “Non si governa rispondendo alla pancia di una parte dell’elettorato. Il sindaco è sindaco di tutti”. Tosini ha poi allargato il campo alle scelte di bilancio, all’abbandono del progetto SAI, alle barriere architettoniche irrisolte e all’accesso ai servizi sanitari, parlando di problemi reali che restano sul tavolo mentre si discute di simboli.
Pizzardo: “Inclusione e sicurezza non sono opposte”

L’intervento più personale è stato quello di Emanuela Pizzardo, ex candidata al Consiglio veneto nella lista Pd per le regionali, che ha parlato da iscritta Pd e da cittadina con esperienza diretta nel sociale. Al centro, una critica netta a quello che definisce un falso paradigma: sicurezza contro inclusione.
“È esattamente il contrario”, ha detto. “Senza percorsi di inclusione, si crea insicurezza”. Pizzardo ha portato esempi concreti legati ai giovani migranti usciti dai percorsi di tutela, ricordando che rinunciare al progetto SAI ha significato lasciare trenta ragazzi senza accompagnamento nel momento più delicato della loro vita.
Un passaggio particolarmente forte ha riguardato proprio la polemica sul cimitero islamico: “Ci siamo tutti mobilitati per aiutare una famiglia colpita da un lutto, poi però discutiamo se quella persona abbia diritto a essere sepolta secondo il proprio rito. È una contraddizione che fa male”.
Pizzardo ha concluso con un appello al dialogo e all’ascolto di chi opera quotidianamente sul territorio, dalle cooperative agli operatori sociali, invitando l’amministrazione a uscire dalla logica dello slogan e affrontare la complessità.
Una critica politica, non ideologica
Il messaggio finale della conferenza è chiaro: per il Pd non si tratta di una singola polemica, ma di una visione di città. Una visione che, secondo Crivellari, Tosini e Pizzardo, rischia di allontanare Rovigo dalla sua realtà sociale e dal dettato costituzionale.
Brutale la sintesi dei concetti espressi: “meno propaganda, più governo. E magari, ogni tanto, meno like e più soluzioni”.













