TRECENTA (Rovigo) – L’annuale rapporto sul consumo di suolo elaborato dall’L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e dal Ministero della transizione ecologica (Mite) ha decretato che il Veneto è la seconda regione italiana, dopo la Lombardia, per consumo del terreno agricolo. “Terreno perduto e sottratto ad una Agricoltura di qualità”. Con 218.230 ettari di suolo consumato nel 2021 in barba alla legge regionale 14/2017 che mirava a ridurre progressivamente il consumo di suolo non ancora urbanizzato.
“Per quanto riguarda il dato polesano, – sostiene il documento del partito trecentano – più che un aumento del consumo di suolo rispetto all’anno 2021 si deve parlare di un ritorno al normale trend produttivo nel settore delle costruzioni e ciò provoca consumo di suolo in particolare di terreno agricolo vergine”.
Di fronte a questo anche Legambiente Veneto condivide la tesi che la crescita del consumo di suolo è più che allarmante per il Veneto, regione che registra nell’ultimo anno un incremento netto di suolo consumato pari a 685 ettari.
Perdere terreno vergine significa aumentare il rischio idrogeologico e non combattere il cambiamento climatico in atto, ma anche restare privi di spazi utili alle produzioni agricole di qualità e, infine, avere bollette più care per raffreddare le nostre case e i nostri uffici a causa delle bolle di calore che si formano negli spazi troppo urbanizzati.
Insomma, il Partito Democratico intende aprire una riflessione attraverso il Forum Ambiente sostenuto da Matteo Favero che afferma che “La legge regionale 14/2017 che mirava a ridurre progressivamente il consumo di suolo non ancora urbanizzato in Veneto, anche in coerenza con l’obiettivo europeo di azzerarlo entro il 2050, sia del tutto inefficace e che ci sia la necessità di un cambio di rotta”.
Ci sono migliaia di capannoni vuoti e centinaia di aree dismesse che potrebbero costituire una risposta sostenibile per la rigenerazione degli spazi abbandonati.
Infine anche l’Anci dovrebbe sostenere ogni comune del Veneto affinché metta sul proprio sito istituzionale la percentuale di aree edificate nel proprio territorio di competenza. Sarebbe un atto di trasparenza nelle scelte amministrative e una presa di coscienza per salvare quel poco di territorio e di biodiversità rimasti in Veneto.
Ugo Mariano Brasioli


















