L’attivista di Italia Nostra Rovigo e portavoce dei comitati polesani ripercorre quindici anni di mobilitazioni contro le estrazioni e rilancia la battaglia per ambiente e salute

ROVIGO – “Certe battaglie sono annose, ma vanno combattute resistendo”. Con queste parole Vanni Destro, attivista di Italia Nostra Rovigo e portavoce dei comitati polesani a difesa dell’ambiente e della salute, torna a ribadire un netto e deciso no alle trivellazioni in Polesine, ripercorrendo una mobilitazione che dura da oltre quindici anni.

La contrarietà alle estrazioni di idrocarburi, in mare e nell’entroterra, affonda le sue radici nel 2010, quando – ricorda Destro – il territorio polesano iniziò a essere nuovamente nel mirino delle compagnie del fossile. Un assalto portato avanti senza alcuna reale considerazione delle conseguenze, prima fra tutte la subsidenza, fenomeno che il Polesine conosce fin troppo bene.

Un passaggio centrale di questa lunga battaglia arriva nel 2015, quando, tramite il consigliere regionale Graziano Azzalin, venne presentata una mozione in Consiglio regionale del Veneto, votata all’unanimità, per vietare non solo l’estrazione ma anche la ricerca di idrocarburi all’interno del Parco del Delta del Po, modificando la legge istitutiva dell’area protetta. Una scelta che segnò un punto politico importante nella difesa del territorio.

Negli anni successivi, il fronte ambientalista polesano ha sostenuto anche il referendum nazionale, promosso tra gli altri dalla Regione Veneto, con l’obiettivo di fermare definitivamente le estrazioni sul territorio italiano. Un impegno che non si è mai affievolito e che ha trovato nuova linfa nel 2022, con il convegno organizzato in Provincia da Italia Nostra, da cui nacque il Coordinamento No Trivelle Polesine.

Da allora, le iniziative si sono moltiplicate: un incontro con il prefetto, al quale venne consegnato un documento contro le estrazioni da trasmettere al Governo; due manifestazioni pubbliche ad Adria, nel 2023 e nel 2024, che hanno visto la partecipazione di amministratori locali, associazioni di categoria, realtà ambientaliste e numerosi cittadini; oltre a una fitta rete di incontri informativi in tutto il Polesine. Un lavoro che ha portato anche a un risultato concreto, con la modifica del decreto energia che ha spostato a sud del Delta la possibilità di estrarre.

Oggi però le preoccupazioni tornano a farsi sentire. La sentenza del TAR del febbraio 2024, che ha bocciato il Pitesai, il Piano per la transizione energetica sostenibile nelle aree idonee, ha riaperto la strada al recupero di vecchi progetti estrattivi, come quello denominato “La Risorta”, che interessa territori tra Gavello, Villanova Marchesana, Adria e altri Comuni, anche in provincia di Ferrara.

Di fronte a questo scenario, Destro sottolinea con soddisfazione la risposta del territorio: una levata di scudi ampia e trasversale, che coinvolge la Regione, gli amministratori locali, le associazioni agricole e il Consorzio di bonifica. Un segnale che, secondo l’attivista, dimostra come il lavoro di sensibilizzazione svolto negli anni abbia contribuito a creare una coscienza civile diffusa in difesa del Polesine.

Una coscienza che, auspica Destro, dovrebbe estendersi anche alle altre minacce che incombono sull’ambiente e sulla salute nel territorio. “Ogni iniziativa verrà messa in campo per significare contrarietà a tali pericoli – conclude – ci vedrà in prima fila. Chiediamo rispetto per il Polesine e per chi ci vive”.

One Comment
  1. lasciamop ure che le trivelle le posizionini i nostri dirimpettaia albanese..cosi’ per noi non cambia nulla ma il gas se lo recuperano loro!! alla faccia nostra

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