Il Movimento civico “Impegno per il Bene Comune”: «Non bastano i cortei, servono atti politici vincolanti contro le estrazioni»

ADRIA (Rovigo) – Il Polesine si prepara a tornare in piazza contro le trivellazioni. Il prossimo 21 febbraio è stata fissata ad Adria la grande manifestazione dei sindaci del Delta del Po contro l’ipotesi di ripresa delle estrazioni di gas in Alto Adriatico e nel territorio polesano, già duramente colpito dalla subsidenza dopo le attività metanifere degli anni Sessanta. Un appuntamento che si inserisce in una mobilitazione storica, che da oltre quindici anni vede cittadini, comitati e associazioni impegnati nella difesa di un territorio fragile e segnato da conseguenze ancora visibili.

Proprio alla vigilia di questa nuova manifestazione interviene il Movimento civico “Impegno per il Bene Comune”, che rilancia il tema con un messaggio chiaro: la mobilitazione è fondamentale, ma non può restare solo simbolica. «Le manifestazioni sono gesti democratici importanti – dichiarano da Ibc – ogni presidio e ogni corteo servono a ribadire un netto NO alle trivelle. Ma oggi non basta più. Alla mobilitazione civile devono seguire atti politici concreti, impegni formali e scelte vincolanti».

Nel mirino del Movimento c’è il ruolo delle istituzioni. Il sindaco di Adria Massimo Barbujani viene chiamato in causa come promotore della manifestazione, ma anche come esponente di una filiera politica di centrodestra che governa Comune, Regione e Paese. «Sono gli stessi livelli istituzionali – sottolinea il comunicato – che ciclicamente continuano a riproporre l’ipotesi di trivellare il nostro territorio. A tre anni dall’ultima grande mobilitazione, il Polesine è ancora esposto allo stesso rischio».

Da qui una serie di domande dirette: quali impegni scritti sono stati chiesti ai referenti parlamentari e governativi? Quali iniziative legislative sono state sostenute per chiudere definitivamente la pagina delle estrazioni ad Adria e negli altri comuni polesani? «Ad oggi – denuncia il Movimento – non è arrivata nessuna risposta concreta».

Il rischio, secondo “Impegno per il Bene Comune”, è che anche la manifestazione del 21 febbraio si trasformi in una rassicurazione di facciata, utile per i comunicati ma inefficace nella tutela reale del territorio, se non accompagnata dal coraggio politico di mettere in discussione alleanze e responsabilità ai livelli più alti.

Il messaggio finale è netto: «I cittadini e i comitati hanno già fatto la loro parte. Ora tocca alla politica dimostrare coerenza e determinazione. Il Polesine non ha bisogno di parole di circostanza, ma di scelte chiare, scritte nero su bianco e difese fino in fondo».

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