LENDINARA (Rovigo) – È noto che le opinioni pubbliche di Lendinara, ma anche di Badia Polesine, siano tendenzialmente ostili al proliferare d’impianti per la produzione di biomasse (il trattamento di materiali organici di utilizzati come fonti di energia rinnovabile), per cui l’ipotesi della realizzazione di un impianto in prossimità del confine comunale con Badia Polesine, agita gli esponenti del fronte del no.

La mozione del consigliere di minoranza Ferrari, approvata in aula il 27 gennaio scorso, che esprime un indirizzo politico per imporre il rispetto della distanza dei 30 chilometri sulla provenienza del materiale da trattare, non tranquillizza Moreno Ferrari (foto qui sopra).
“Tramontata l’ipotesi di Via Vegri, – dice infatti Ferrari – resta in campo la realizzazione del previsto impianto in via Candio, “Un impianto a biomasse di enormi dimensioni per la produzione di idrocarburi”.
“Questi signori (i proponenti) vogliono trasformare il Polesine in una terra di conquista, – continua Ferrari – perché è una terra pianeggiante costa poco e ci sono pochi voti, per cui non c’è preoccupazione per possibili conseguenze elettorali”. A questo punto secondo il consigliere non resta che appellarsi ad una valutazione d’impatto sanitario coinvolgendo la popolazione e un numero ampio di amministrazioni locali.
La vicinanza al confine con il maggior insediamento produttivo di Badia Polesine preoccupa anche il vicesindaco Stefano Segantin, responsabile per l’ambiente, che teme un impatto negativo ed un grosso disagio per il centro abitato di Badia. “In campagna aperta sarebbe diverso – dice il Vicesindaco – ma a nostro avviso la viabilità (anche per quel che riguarda Via Carmignola in prossimità dello svincolo autostradale) e le criticità ambientali (cattivi odori) in vicinanza del polo produttivo industriale ci vede contrari. Consapevole che l’ultima parola spetta alla V.i.a. però aggiunge: “Dobbiamo veicolare ai cittadini il messaggio che qualsiasi realizzazione di quel tipo, in quel sito non è avallata dalle nostre amministrazioni”.
Il sindaco di Lendinara, Francesca Zeggio, condivide la preoccupazione ma avverte che i margini d’intervento delle amministrazioni comunali sono risicatissimi. “Credo che l’ipotesi si stia concretizzando ma Ferrari però non può fare il “Giano bifronte”, perché sa benissimo che il provvedimento approvato, con la sua astensione, è solo un palliativo per limitare l’utilizzo alle produzioni vicine il conferimento. Sa benissimo che se i proponenti trovano i proprietari dei terreni disponibili ad accogliere l’impianto possiamo fare ben poco. A noi resta il compito di trovare la sintonia per limitare il più possibile l’impatto ambientale e garantire una reale economia circolare tenuto conto che il nostro è un territorio a vocazione agricola che produce comunque delle rimanenze organiche”.
E mentre il “comitato Bene Comune” rappresentato dall’ex assessore Lorenzo Valentini avrebbe voluto un no fermo a tali impianti (LEGGI ARTICOLO), il sindaco di Lendinara fa altresì presente che è la stessa Comunità Europea che incentiva e finanzia questi insediamenti. L’esempio della Biocalos che ha chiesto ed ottenuto l’ampliamento da 70 mila tonnellate a 85 mila, è lampante.
Infine anche il sindaco di Badia, Giovanni Rossi, avvicinato a margine della “Zena co i ossi”, pur comprendendo le preoccupazioni, ribadisce che in ogni caso la decisione finale spetta alla Commissione per la valutazione di impatto ambientale e sanitario sul territorio.
Ugo Mariano Brasioli













