ROVIGO – Spirito libero, penna affilata, ex amministratore pubblico dal profilo specchiato e osservatore attento della cronaca locale e nazionale. Roberto Magaraggia ha deciso di intervenire pubblicamente sul referendum costituzionale che propone la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. E lo fa con la stessa determinazione con cui, per tre mesi, ha manifestato pacificamente davanti al tribunale di Rovigo chiedendo giustizia per il figlio, deceduto per una pericardite non diagnosticata al pronto soccorso di Rovigo e inizialmente etichettata in un referto come conseguenza dell’assunzione di droghe e insulina.
Magaraggia è chiaramente per il “Sì”: separare le carriere tra chi accusa e chi giudica, per lui, è un passaggio necessario per ristabilire equilibrio e fiducia nel sistema.
“Il Comitato per il No? Una foglia di fico dell’Anm”
Nel suo approfondimento, il giornalista polesano punta l’attenzione sulla struttura del Comitato per il No al referendum, definito “separato e autonomo” dall’Associazione Nazionale Magistrati. Secondo Magaraggia, però, l’autonomia sarebbe solo formale.
Ricorda come i soci fondatori del Comitato siano tutti membri del Comitato Direttivo Centrale dell’Anm, incluso il presidente Parodi. L’avvocato Grosso, oggi presidente onorario, viene descritto come una “foglia di fico”, con funzioni meramente rappresentative e senza poteri decisionali effettivi, mentre gli organi esecutivi sarebbero interamente in mano a magistrati legati all’Associazione.
Il presidente esecutivo con poteri di firma, i vice, il tesoriere e diversi membri del direttivo – sottolinea – sono tutti magistrati in attività o in pensione, molti dei quali con ruoli di vertice nelle correnti della magistratura.
Un altro elemento ritenuto “anomalo” è la sede legale del Comitato, indicata presso l’Associazione Nazionale Magistrati, con riferimento alla Corte di Cassazione. Per Magaraggia si tratta di un segnale evidente di una dipendenza strutturale.
Un richiamo alla trasparenza
Il tono dell’intervento è diretto, quasi provocatorio. Magaraggia arriva a “chiamare a deporre” simbolicamente i magistrati del Comitato per il No, invitandoli a leggere e giurare pubblicamente sull’esatto contenuto degli articoli costituzionali oggetto della riforma – 87, 104, 105, 106, 107 e 110 – chiedendo loro di gridare “lo giuro” davanti all’Italia intera.
Un gesto retorico, ma che vuole sollevare una questione di trasparenza e di correttezza del confronto pubblico.
Una battaglia che nasce da una ferita personale, un oltraggio alla memoria, subito
La posizione di Magaraggia non nasce solo da una riflessione teorica. La sua vicenda personale – la lunga richiesta di chiarimenti sulle indagini relative alla morte del figlio, inizialmente associata nel referto medico a presunte assunzioni di droghe e insulina e poi ricondotta a una pericardite non diagnosticata – ha rafforzato in lui la convinzione che il sistema necessiti di riforme strutturali.
Per tre mesi ha presidiato pacificamente l’ingresso del tribunale di Rovigo, chiedendo verità e rispetto, anche in compagnia della moglie, il medico Lucia Picanza. Una protesta civile, silenziosa ma determinata (LEGGI ARTICOLO), che ora si traduce anche in una presa di posizione politica sul referendum.
“Separare per garantire”
Per Magaraggia, la separazione delle carriere non è un attacco alla magistratura, ma un modo per rafforzarne l’autorevolezza. Distinguere nettamente tra chi esercita l’azione penale e chi giudica significherebbe, a suo avviso, rafforzare la percezione di imparzialità.
Un tema che divide profondamente il mondo giuridico e politico, ma che in Polesine assume un peso particolare quando si intreccia con storie personali, fragilità istituzionali e richieste di giustizia che non si spengono.
Il referendum, al di là delle appartenenze, chiama i cittadini a una scelta. Magaraggia ha scelto. E lo fa con la stessa coerenza con cui, giorno dopo giorno, ha chiesto che la parola “giustizia” non resti soltanto un’insegna sopra un palazzo.
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One Comment
Finalmente qualcuno che parla realmente sul serio