ROVIGO – Quasi un centinaio di persone si sono strette attorno alla richiesta di giustizia, per ora negata, formulata dalla famiglia di Roberto Magaraggia e la moglie Lucia Picanza, per la tragica morte del figlio Giacomo, avvenuta in ospedale a Rovigo, dopo poche ore di ricovero in pronto soccorso, ed ancora avvolta nelle tenebre per le mancate indagini da parte della Procura.
Non chiedono molto i manifestanti: che la procura non giri la testa dall’altra parte, ma che adempia ad un dovere civile, ovvero quello delle indagini per la ricerca della verità.
“Un commosso ringraziamento a tutti – afferma Roberto Magaraggia – perchè nonostante la giornataccia, dove Giove Pluvio ha deciso di lanciare le sue frecce, oltre la pioggia, contro il Tribunale di Rovigo, un gruppo di cittadini si è presentato per manifestare la loro vicinanza e condivisione a due pilastri di un Paese civile.
Sanità e giustizia sono il termometro su cui si misura il rapporto autorità e popolo. Relazioni che da tempo si sono spezzate. Da quando si è insediata la prassi del Marchese del Grillo: “Noi siamo noi e voi non siete un …”. Questi personaggi, stamattina, si sono presentati per dimostrare alla città e provincia le loro facce pulite mandando un messaggio: occorre ristabilire il giusto bilanciamento tra poteri. Nemmeno un Grazie esponenziale potrà ripagarli per il loro importante impegno civico” concludono Roberto e la moglie Lucia Picanza.
Con loro amici, conoscenti, ma anche liberi cittadini che hanno deciso di aderire alla manifestazione capendone l’alto valore civico. Tra loro anche qualche esponente politico che si è sentito toccato dalla devastante condizione in cui la famiglia Magaraggia vive dopo aver appreso le bugie contenute nei referti medici, da Fratelli d’Italia, al Partito Democratico ai Cinquestelle.












