Adeguamento Istat dell’1,5% deciso nel bilancio 2026 del Centro servizi anziani. Crivellaro (Impegno per il Bene Comune): «Alle famiglie servono risposte concrete, non progetti generici»

ADRIA (Rovigo) – Dal primo luglio scatterà un aumento delle rette al Centro servizi anziani (CSA) di Adria. L’adeguamento, pari all’1,5%, segue l’andamento del costo della vita rilevato dall’Istat e riguarderà la maggior parte degli ospiti della struttura.

La decisione è contenuta nel bilancio di previsione 2026, adottato nei giorni scorsi dal Consiglio di amministrazione del CSA e già comunicato al Comitato dei familiari. Per una quarantina di ospiti inseriti nell’Area 3 – che necessitano di un carico assistenziale più elevato – un adeguamento specifico è invece entrato in vigore già dall’inizio del mese.

Il documento contabile è stato illustrato dalla presidente Elisa Romani, insieme ai componenti del Cda e alla direttrice Paola Spinello, alla presenza anche dell’assessora ai servizi sociali Marzia Manzetto, nell’ambito del programma di relazioni con la comunità promosso dall’ente.

«In un sistema che attraversa una situazione di difficoltà – ha spiegato Romani – il bilancio di previsione è stato costruito in un quadro di responsabilità amministrativa, con l’obiettivo di mantenere l’equilibrio dei conti nel rispetto del piano di risanamento e degli impegni assunti con la Regione».

A incidere in modo significativo sulla gestione è stato soprattutto il recente rinnovo contrattuale del personale, che rappresenta circa il 70% dei costi complessivi della struttura. «Un incremento – ha aggiunto la presidente – che non è stato compensato da nuovi trasferimenti pubblici e che si riflette direttamente sull’ente, mentre il valore delle impegnative di residenzialità, principale entrata del CSA, è fermo al 2022».

Accanto all’adeguamento delle rette, il Cda ha confermato anche la linea strategica già avviata lo scorso anno, orientata alla diversificazione dei servizi e al rafforzamento del ruolo della struttura sul territorio. Alcuni servizi non essenziali, come il lavaggio dei capi di vestiario non intimi, diventeranno opzionali e quindi a pagamento.

Parallelamente, l’ente sta lavorando allo sviluppo di nuovi servizi integrati rivolti al territorio, anche in collaborazione con l’amministrazione comunale.

«Stiamo valutando progetti per fare dell’ente una struttura diffusa sul territorio – ha spiegato l’assessora Marzia Manzetto – e costruire, insieme ad altre istituzioni, una rete di servizi capace di raggiungere le persone fragili e rispondere ai bisogni assistenziali in crescita».

Il CSA continua inoltre a cercare finanziamenti esterni a fondo perduto e a promuovere iniziative come il progetto “Kaironia”, finalizzato a raccogliere erogazioni liberali da aziende e privati in una logica di welfare di comunità.

Proprio su queste dichiarazioni si inserisce però la critica politica di Sante Crivellaro, responsabile del gruppo economia, lavoro e sociale di Impegno per il Bene Comune.

Crivellaro afferma di aver letto «con rammarico» le parole dell’assessora, sostenendo che le spiegazioni fornite non rispondano alle preoccupazioni delle famiglie degli ospiti.

«Ancora una volta – osserva – vengono evocati concetti che sentiamo da decenni, come l’idea di una struttura diffusa sul territorio e di una rete di servizi per le persone fragili».

Secondo il rappresentante del gruppo civico il nodo centrale resta però l’impatto economico immediato per le famiglie. «Gli aumenti delle rette e servizi come la lavanderia che diventano a pagamento – sottolinea – non sono ipotesi teoriche, ma costi concreti che incidono ogni mese sui bilanci di chi ha un genitore o un parente non autosufficiente in struttura».

Da qui la richiesta di maggiore chiarezza e impegni concreti da parte dell’amministrazione. «Quando il problema è pagare centinaia di euro in più ogni mese – conclude – non bastano promesse di riorganizzazione futura: servono risposte precise, tempi certi e impegni verificabili».

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