Il presidente di Cia Rovigo entra ai vertici nazionali del settore: “Territorio strategico, ora servono strumenti per crescere e innovare”

ROVIGO – Erri Faccini, storico floricoltore di Stienta e presidente di Cia Rovigo da quattro anni, è stato eletto vicepresidente dei Florovivaisti Italiani di Cia nel corso dell’assemblea nazionale svoltasi ieri pomeriggio a Roma. Un incarico che segna un passaggio significativo non solo per il suo percorso personale, ma anche per il riconoscimento del ruolo del Polesine nel panorama agroalimentare.

Finalmente al Polesine viene riconosciuta quella strategicità che merita – commenta Faccini –. Il nostro è un territorio dal potenziale ancora in parte inesplorato e inespresso. Farò del mio meglio per rappresentare un settore che, nonostante le difficoltà, mostra buoni margini di crescita”.

Secondo un report diffuso da Veneto Agricoltura, il fatturato annuo del comparto florovivaistico regionale supera i 220 milioni di euro. Un dato significativo, di cui circa la metà deriva dalle attività di sistemazione di parchi e giardini, mentre il 37% è direttamente legato alla produzione di fiori e piante. Tuttavia, dietro questi numeri si nasconde una realtà più complessa.

L’aumento del valore della produzione non coincide necessariamente con una crescita degli utili aziendali – sottolinea Faccini –. Si tratta anche del riflesso di un incremento generalizzato dei costi di gestione, che riguarda tutte le fasi della filiera: energia, mezzi tecnici, logistica e manodopera”.

In questo contesto, il comparto si trova a operare in un equilibrio delicato. “La sfida principale dei prossimi anni sarà mantenere competitività e sostenibilità economica delle imprese”, evidenzia il neo vicepresidente, richiamando l’attenzione su una criticità rilevante: negli ultimi cinque anni, in Veneto, il numero delle aziende florovivaistiche è diminuito da 1.400 a 1.300.

“Numeri che impongono una seria riflessione. In primo luogo, è necessario attuare pienamente la legge sul florovivaismo: senza un’identità giuridica chiara non possiamo fare sistema né accedere in modo efficace alle risorse per innovare”.

Tra le priorità indicate da Faccini emergono interventi strutturali per contrastare il caro energia e l’aumento dei costi delle materie prime, insieme alla necessità di un sistema fitosanitario nazionale più efficiente e uniforme, capace di tutelare le produzioni e semplificare il lavoro delle imprese.

Grande attenzione anche al tema della resilienza climatica. “L’acqua è diventata una variabile critica. Dobbiamo passare da una gestione emergenziale a una pianificazione strutturata, investendo in infrastrutture per il recupero e il riuso, tecnologie di precisione e soluzioni che rendano i cicli produttivi più sostenibili”.

Parallelamente, diventa fondamentale accelerare la transizione energetica. “Occorre sostenere l’autoproduzione da fonti rinnovabili, trasformando i vivai in sistemi sempre più autonomi ed efficienti”.

Infine, uno sguardo al futuro del settore passa inevitabilmente dai giovani. “Servono investimenti nella formazione per attrarre nuove generazioni, rafforzando il legame tra imprese, scuole e università”.

L’obiettivo, conclude Faccini, è chiaro: “far crescere un settore fondamentale non solo per l’economia, ma anche per la qualità della vita e del paesaggio, ottenendo il riconoscimento che merita, in Italia e in Europa”.

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