L’appello di Cia Rovigo: nuovi interventi estrattivi nell’Alto Adriatico metterebbero a rischio equilibrio ambientale, sicurezza idraulica ed economia locale.

DELTA DEL PO – Il Delta del Po torna al centro del dibattito ambientale, con una posizione netta: non è un territorio da sfruttare. A ribadirlo è Cia Rovigo, intervenuta durante il convegno ospitato questa mattina al Museo Regionale della Bonifica Ca’ Vendramin, a Taglio di Po.

Secondo l’organizzazione agricola, eventuali nuove trivellazioni nell’Alto Adriatico rischierebbero di aggravare criticità già esistenti, tra cui l’ingressione salina, l’erosione costiera e il crescente pericolo di allagamenti. A ciò si aggiungerebbe un impatto economico potenzialmente grave e difficilmente reversibile per l’intero territorio.

In passato abbiamo già pagato un prezzo elevatissimo – ha ricordato il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini –. Il fenomeno della subsidenza, sviluppatosi dagli anni Cinquanta a seguito dell’estrazione di metano, ha provocato un abbassamento significativo e disomogeneo del suolo deltizio”.

Un quadro reso ancora più complesso da fattori naturali e locali: il bradisismo della Pianura Padana, gli assestamenti dovuti al prosciugamento dei terreni e i processi di combustione delle sostanze organiche superficiali. Il risultato è un territorio fragile, dove in alcune aree il livello del suolo si trova oltre quattro metri sotto il livello del mare, aumentando sensibilmente il rischio idraulico.

A peggiorare la situazione contribuisce anche la progressiva erosione delle difese naturali: i cordoni dunosi più recenti, fondamentali per la protezione costiera, risultano infatti sempre più compromessi.

I livelli di sicurezza raggiunti non possono essere messi in discussione da scelte avventate – ha sottolineato Faccini –. Inoltre, non esistono certezze che nuove attività estrattive, anche a profondità maggiori, non possano innescare ulteriori fenomeni di subsidenza”.

Il messaggio è chiaro: evitare di ripetere errori già commessi e puntare invece su tutela e valorizzazione. “Siamo chiamati a proteggere questo territorio anche per le future generazioni – ha concluso –. Il Delta del Po rappresenta un patrimonio unico che va preservato, non compromesso”.

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