ROVIGO – I dati diffusi dall’Osservatorio Vega sugli infortuni e le morti sul lavoro nei primi quattro mesi del 2025 confermano una situazione che non può più essere ignorata. Veneto e Polesine risultano infatti inseriti nella cosiddetta “zona rossa”, un quadro che per le organizzazioni sindacali rappresenta una vera e propria emergenza.

“I dati dell’Osservatorio Vega diffusi in questi giorni sugli infortuni e le morti sul lavoro nei primi quattro mesi dell’anno, collocando il Veneto e anche il Polesine in zona rossa, confermano che siamo dentro una vera emergenza, da affrontare come tale”, dichiarano Pieralberto Colombo, segretario generale della Cgil Rovigo, Samuel Scavazzin, segretario generale della Cisl Padova Rovigo, e Gino Gregnanin, coordinatore provinciale della Uil Rovigo.
I rappresentanti sindacali ricordano come da tempo le confederazioni denuncino le criticità presenti nel sistema della sicurezza sul lavoro, proponendo interventi strutturali a livello nazionale.
“Da anni chiediamo investimenti sulla formazione di datori di lavoro e lavoratori, percorsi educativi nelle scuole per costruire una diversa cultura della sicurezza, un rafforzamento degli organici degli enti preposti ai controlli e un sistema sanzionatorio realmente efficace. Proposte che, purtroppo, non sempre sembrano trovare il necessario ascolto”, sottolineano Colombo, Scavazzin e Gregnanin.
Accanto alle richieste rivolte alle istituzioni, i sindacati ricordano anche le iniziative concrete promosse sul territorio. Tra queste, il fondo di solidarietà destinato alle famiglie delle vittime del lavoro.
“A favore delle famiglie di chi ha perso la vita sul lavoro nel corso del 2025 è ancora possibile contribuire attraverso il conto unitario predisposto da Cgil, Cisl e Uil Rovigo. È un gesto concreto di vicinanza e sostegno verso chi è stato colpito da queste tragedie”, evidenziano i tre dirigenti sindacali.
Importante anche il lavoro svolto dal Tavolo di coordinamento per la legalità, la sicurezza e la prevenzione degli incidenti nei luoghi di lavoro, promosso dalla Prefettura e composto da istituzioni, enti di controllo, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali.
Tra le iniziative avviate figura un questionario rivolto ai Preposti alla sicurezza, figura chiave nel collegamento tra lavoratori e datori di lavoro.
“L’obiettivo è valorizzare il ruolo dei preposti, aumentare la consapevolezza nelle aziende sui compiti loro affidati e raccogliere indicazioni utili per programmare future attività di formazione e sensibilizzazione”, spiegano Colombo, Scavazzin e Gregnanin. Il questionario sarà compilabile fino al 15 luglio.
Particolare attenzione viene rivolta anche al tema degli appalti, settore nel quale si verificano frequentemente incidenti gravi e mortali.
“Abbiamo sottoscritto con il Comune di Rovigo e le associazioni datoriali un protocollo che punta a regolamentare gli appalti, rafforzando le tutele in materia di salute e sicurezza. Chiediamo ora che il documento venga applicato pienamente, perché rende di fatto impossibile il ricorso al subappalto a cascata e può rappresentare un modello da estendere ad altri enti pubblici e, auspicabilmente, anche al settore privato”, affermano i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil.
Le organizzazioni sindacali invitano inoltre le associazioni datoriali a collaborare per diffondere buone pratiche e garantire il rispetto delle regole.
“Per quanto ci riguarda, l’impegno di Cgil, Cisl e Uil, dentro e fuori i luoghi di lavoro, continua ogni giorno anche grazie all’attività dei nostri Rls e Rlst”, aggiungono.
Infine, i sindacati richiamano l’attenzione sugli episodi più recenti che hanno coinvolto lavoratori particolarmente esposti a condizioni di vulnerabilità.
“I tragici fatti avvenuti in Calabria, dove quattro braccianti sono morti arsi vivi, così come il grave incidente stradale avvenuto un mese fa a Chioggia, costato la vita a tre lavoratori di origine marocchina residenti a Cavanella Po e dipendenti di un’azienda di Porto Viro, dimostrano che esistono settori, come l’agricoltura, nei quali è necessario intensificare ulteriormente la vigilanza”, concludono Pieralberto Colombo, Samuel Scavazzin e Gino Gregnanin.
“Troppo spesso gli infortuni sul lavoro sono la conseguenza diretta di condizioni di sfruttamento e precarietà, contesti nei quali trovano spazio fenomeni criminali dai quali nemmeno il nostro territorio può considerarsi completamente immune”.
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