ADRIA (Rovigo) – Da luglio la sala parto dell’ospedale di Adria sarà chiusa. La comunicazione sarebbe stata data dal direttore generale dell’Ulss 5 a sindaci, personale e organizzazioni sindacali. Le partorienti continueranno a essere prese in carico dal reparto di Adria, ma al momento del parto saranno trasferite a Rovigo o in altre strutture.
La chiusura viene presentata come temporanea, legata al periodo estivo, alle ferie e alla carenza di ostetriche. Ma proprio su questo punto si concentra la preoccupazione politica: per PD di Adria, Impegno per il Bene Comune e Movimento 5 Stelle, il rischio è che una sospensione provvisoria si trasformi, come già accaduto in passato per altri servizi, in una chiusura definitiva.
Il Circolo del Partito Democratico di Adria (LEGGI ARTICOLO) parla di una notizia ormai ufficiale e attacca il silenzio del sindaco Massimo Barbujani, ricordando anche la valutazione positiva attribuita dai sindaci al direttore generale dell’Ulss 5 per il 2025 (LEGGI ARTICOLO). “Si parte con la provvisorietà e poi dopo qualche tempo sono arrivate le chiusure definitive”, osserva il PD, sottolineando il timore di un nuovo arretramento dell’ospedale adriese.
Sulla stessa linea Impegno per il Bene Comune (LEGGI ARTICOLO), che denuncia il “silenzio assordante” della politica adriese, polesana e regionale. Il movimento civico chiama in causa l’assessore regionale Valeria Mantovan, il senatore Bartolomeo Amidei, il deputato Alberto Di Rubba e il sindaco Barbujani, accusandoli di non aver assunto una posizione pubblica forte a difesa del punto nascite. Il gruppo ricorda inoltre di aver inviato una Pec al sindaco per offrire collaborazione su iniziative comuni, senza ricevere risposta.
Anche il Movimento 5 Stelle di Adria parla di “colpo gravissimo alla sanità del territorio” e collega la chiusura della sala parto a un progressivo depotenziamento dell’ospedale. I pentastellati richiamano anche il recente trasferimento della responsabile dell’Unità operativa di Ginecologia da Adria a Rovigo, considerandolo un ulteriore segnale di indebolimento del presidio sanitario adriese.
Pur con toni diversi, le tre prese di posizione convergono su alcuni punti: la chiusura della sala parto viene considerata un fatto grave, il carattere temporaneo non rassicura, la carenza di personale viene letta come un problema non affrontato per tempo e alla politica locale e regionale viene contestata l’assenza di una mobilitazione adeguata.
Al centro resta il futuro dell’ospedale di Adria e del suo punto nascite. Le opposizioni chiedono chiarimenti all’Ulss 5 e garanzie precise affinché la sospensione estiva non diventi l’ennesima perdita definitiva di un servizio sanitario essenziale per il Basso Polesine.
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