Dal Movimento 5 Stelle la denuncia: superata la soglia del 5% del terreno agricolo disponibile, è anche colpa dell'amministrazione Barbujani - Simoni

ADRIA (Rovigo) – Per il gruppo del Movimento 5 Stelle di Adria “600 ettari di agrifotovoltaico a terra in un territorio di 11.300 ettari totali, compresa la città e le frazioni edificate, ovvero il 5,3% del totale, non rappresentano una opportunità per Adria, ma un vero e proprio attacco, una invasione al territorio e alla sua vocazione agricola”.

I Cinquestelle precisano che “Non siamo, sia ben chiaro, contrari alle fonti rinnovabili e riteniamo necessaria e urgente una transizione energetica nel segno della decarbonizzazione, ma la gradiremmo “fatta bene” non con sistemi che finiscono per favorire solo la finanziarizzazione dei processi per massimizzare i profitti rappresentati dalla lauta e miope incentivazione e che aprono, oltretutto, una questione immobiliare sui valori economici dei terreni dopandoli con prezzi oltre il reale e rischiando di rendere meno conveniente la sola attività agricola”.

Per il Movimento 5 Stelle le colpe di una mancata programmazione del territorio sarebbero in capo all’ammministrazione comunale in quanto affermano: “Quando i cittadini eleggono un amministratore è perché, oltre a riconoscersi nelle sue idee, lo ritengono evidentemente in grado di difenderli e difendere il territorio in cui vivono, da insidie esterne alla propria natura.

Quando il vicesindaco Federico Simoni si arrende a tale attacco asserendo che il Comune non ha potere decisionale sull’insediamento di una tale mole di fotovoltaico perché ad esso sono stati dedicati incentivi Pnrr e godono del favore, spesso interessato, di alcune categorie ed associazioni non rende un buon servizio ad Adria.

Realizzare impianti a 2 metri e dieci centimetri dal suolo non è certo ideale per potervi coltivare agevolmente le usuali colture e vi sono di certo tetti ed aree cementificate in abbondanza da dedicare alla produzione di energia da pannelli fotovoltaici.

In un’area inserita nei programmi MAB (uomo e biosfera) dell’Unesco quale è il Parco del Delta del Po, ci sembra poi una contraddizione la lastricatura del suolo con ettari ed ettari di fotovoltaico e, sarebbe doveroso, oltre a pretendere un po’ di coraggio politico dall’amministrazione comunale adriese nel chiedere con decisione limiti a tale proliferazione, sentire anche la voce dell’Ente Parco tramite il suo presidente o il suo direttore.

Sembra che il Delta e il Polesine più in generale siano stati pensati come destinatari di mega impianti fotovoltaici e di decine di impianti per produrre biometano perchè tanto il territorio è vuoto e aggredibile in questo senso, ma il rischio reale è quello di consumare senza criterio e buon senso quella parte di Veneto ancora relativamente intoccata nel suo patrimonio naturale e nella sua vocazione agricola.

Siamo già ora un Paese che importa cereali per il proprio fabbisogno, vogliamo aumentare le importazioni di materie alimentari di qualità sicuramente inferiore a quella nazionale e, sicuramente, dubbia.

Ci aspettiamo che Adria e non solo lei facciano sentire, tramite i propri rappresentanti istituzionali, una richiesta di rispetto attraverso una regolamentazione seria del settore che è ancora troppo abbandonato a se stesso e alla speculazione.

La buona qualità di chi amministra non si vede solo da come si osservano pedissequamente leggi e decreti, ma, soprattutto, dall’impegno profuso a cercare di modificarli quando rappresentano più un danno che un vantaggio per la comunità e il territorio amministrati”.

I Cinquestelle di Adria si esprimono contro la decisione del governo e del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida che nel DL Agricoltura ha vietato gli impianti fotovoltaici a terra ed ha previsto invece il via libera all’agrifotovoltaico avanzato che consente la coltivazione sottostante, non consuma suolo agricolo e consente un minore spreco di acqua per irrigare le colture che godono di una ombreggiatura mobile prodotta dai pannelli ad inseguimento solare.

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