ROVIGO – Rovigo è una città con un ricco passato e con un presente vitale; tra le sue maggiori potenzialità ci sono il turismo e la valorizzazione della cultura.
“Diamo il via al cammino proteso al servire nella nuova annata lionistica – le parole di Ruggero Zambon, nuovo presidente del gruppo rodigino nella conviviale dello scorso 10 ottobre – con un’attenzione speciale alla città, grazie a due ospiti eccellenti con cui approfondire il progetto Rovigo 920: l’assessore alla cultura Roberto Tovo e Raffaele Peretto, già direttore del Cpssae”.

Nella prima parte della serata, Tovo ha illustrato, oltre alle difficoltà del suo mandato legate al Covid, l’entusiasmo per il progetto Rovigo 920, un passo fondamentale nella politica culturale e nella promozione della città. Con immagini e video ha illustrato il logo del progetto, legato all’antica forma urbana, e l’evoluzione del castello. “Il primo riferimento culturale del territorio come civiltà riconosciuta – ha detto – si lega alla lavorazione dell’ambra, a cui presto saranno dedicati degli spazi nelle sale del Museo dei Grandi Fiumi. Il 920 è invece l’anno della concessione alla costruzione del castello come edificio di valenza pubblica e dell’inizio dello sviluppo urbano”.

Ha poi mostrato un video realizzato nel 2021 e finalizzato alla valorizzazione di Rovigo come meta turistica concentrandosi sui luoghi simbolo: la Rotonda, il Teatro Sociale, il museo dei Grandi Fiumi, l’ex Pescheria, la Gran Guardia. “Le sale – ha aggiunto – sono il luogo per la celebrazione della collettività che vi si ritrova e identifica, come in una sorta di molteplice agorà. L’attenzione dell’amministrazione è diretta per i prossimi mesi all’ampliamento degli spazi museali, anche per includere luoghi di studio, e alla prosecuzione dei lavori al Teatro Sociale. Dopo la recente conclusione degli interventi all’impianto di aerazione, si procederà a quelli sui camerini, la parte posteriore e le rifiniture, per una spesa totale di circa un milione di euro.”

Raffaele Peretto, con “… in loco qui vocatur Rodige”, ha poi parlato dell’origine della nostra città, che si lega all’importanza di un luogo posto all’incrocio di diversi corsi d’acqua, molti dei quali sono scomparsi e risultano percepibili solo da indagini aeree e del sottosuolo. “Al 24 aprile 838 – ha detto – risale la prima attestazione di una villa chiamata Rodige, sede di un placito: si trattava di una struttura rurale con elementi tipici delle zone di influenza ravennate. Il 920 invece è l’anno in cui si cita una curtis, segno di un’evoluzione per importanza. Infatti, è stata la nostra campagna ad assumere centralità quando Adria è stata un po’ emarginata per crisi ambientali e impaludamenti. Già precedentemente, tuttavia, Rovigo, che possiede testimonianze di insediamenti di epoca romana, era al margine ovest della zona di centuriazione romana, quasi a darne una naturale prosecuzione. Per questo si può pensare al nome come derivato dal binomio Roda (podere) Vicus.”
Si è poi parlato di tracciato urbano nella storia, con l’attenzione al vecchio percorso dei fiumi, ancora riconoscibile dalla direzione delle strade. Si è detto però che tanti corsi d’acqua hanno lasciato depositi sabbiosi che mettono a rischio costruzioni e ristrutturazioni, oltre a rendere impossibile la realizzazione di garage interrati in alcune zone”.
“Il progetto Rovigo 920 – ha aggiunto Tovo spiegando l’origine del logo dall’antica pianta della città – nonostante non abbia avuto la dovuta risonanza a causa della pandemia, rimane un’occasione di promozione della città e la celebrazione di un’identità. L’intento dell’amministrazione è valorizzare il capoluogo polesano come meta turistica: a questo fine concorrono l’apertura dello Iat, la produzione di materiale promozionale, l’apertura delle sale e del teatro, l’imminente avvio di visite integrate al patrimonio della città”.

















