ROVIGO – La pioggia, tanto attesa, è arrivata nelle ultime tre settimane. Dopo un mese di ottobre, praticamente senza precipitazioni, il mese di novembre ha visto una importante piovosità verso la fine del mese ma permaneva comunque la situazione di scarsità della risorsa idrica su quasi tutta la regione. L’arrivo della pioggia e della neve in montagna è importante per dissetare i campi resi aridi dalla severa siccità, in particolare estiva, e che ci portiamo dietro dall’autunno 2021. Acqua e neve servono, anche, per ripristinare le scorte idriche nei terreni, negli invasi, nei laghi, nei fiumi e per aiutare i ghiacciai che perdono ogni anno superficie e spessore.
“Questa nuova ondata di perturbazioni è utile al nostro settore – commenta il presidente Carlo Salvan – e lo vediamo da come i campi si stiano colorando di verde dal grano e dall’orzo seminati, che senza acqua sarebbero inevitabilmente morti. Non serve quindi guardare i dati pluviometrici del passato, basta andare a memoria per ricordare le piogge che fino a qualche anno fa cadevano in autunno. Abbiamo vissuto l’estate 2022 con agonia e preoccupazione, non solo per il presente, ma anche per il futuro. Secondo i dati di Arpav, in novembre in Veneto sono caduti 108 mm di precipitazione, mentre la media del periodo 1994-2021 era di 136 mm. Gli apporti del periodo sono molto inferiori alla media, si attestano a -49%”. E secondo l’ultimo bollettino disponibile “Rapporto sulla risorsa idrica in Veneto” redatto da Arpav a fine novembre, per arrivare nella prossima primavera con una situazione non lontana da quella usuale serviranno un dicembre e un inverno con precipitazioni ben superiori alla norma.
Le precipitazioni però per poter essere assorbite dal terreno devono cadere in modo continuo e non violento, mentre gli acquazzoni e i nubifragi aggravano i danni provocati dagli allagamenti con frane e smottamenti in un Paese come l’Italia dove più di nove comuni su dieci (93,9%) hanno parte del territorio a rischio idrogeologico. “Per molti anni, l’acqua piovana era nemica del Polesine in questa stagione – conclude Salvan -. Ma dopo le ultime due violente alluvioni del secolo scorso, oggi i Consorzi di bonifica gestiscono al meglio il sistema e la rete idrica. Non dimentichiamo che una grande fetta del territorio è sotto il livello del mare ed è famosa la battuta che dice che ‘ qui i pesci nuotano più alti degli uccelli che volano’, soprattutto nell’estremo Delta del Po. Per tenere sicuro il territorio, però, sono richiesti ingenti somme per coprire i costi dell’energia elettrica che sono sempre più alti e prevalentemente a carico del mondo agricolo, mentre il beneficio anche ambientale è a vantaggio di tutti. Un aspetto che si lega inesorabilmente alla sicurezza idraulica del nostro delicato Polesine, e che auspichiamo trovi spazio nelle priorità del nuovo Governo, perché i costi energetici e le speculazioni sui prezzi stanno dando filo da torcere alle nostre attività agricole da ormai 10 mesi”.

















