Coldiretti: “Gli imprenditori devono essere liberi di produrre in funzione del mercato”

Le dichiarazioni del Ceo di Syngenta non seguono l’orientamento dei consumatori verso prodotti sostenibili, il presidente di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan, difende il made in Italy di qualità e biologico

 
ROVIGO – L’attacco della multinazionale Syngenta al biologico colpisce l’Italia, leader europeo nel numero di imprese agricole bio con ben 70mila produttori, con oltre 2 milioni di ettari coltivati. Erik Fyrwald, Ceo del colosso agrochimico Syngenta, ha affermato che, di fronte alla minaccia di una crisi alimentare globale provocata dalla guerra in Ucraina, è necessario rinunciare all’agricoltura biologica per ottenere rese produttive maggiori. Syngenta è una multinazionale del settore dell’agro-industria, specializzata nella produzione di mezzi tecnici per l’agricoltura e nelle attività nel campo delle sementi che è stato acquistato nel 2017 per 43 miliardi di dollari dal colosso cinese ChemChina, il quale nel frattempo si è unita con Sinochem, dando vita a una holding petrolchimica da 150 miliardi di dollari. Syngenta è specializzata, tra le altre cose, nella produzione proprio di prodotti fitosanitari e sementi, ritiene che l’agricoltura biologica favorisce il consumo di terra, danneggia anche il clima e garantisce rese che possono essere inferiori fino al 50% a seconda del prodotto.

Oggi l’agricoltura italiana è la più green d’Europa, con centinaia di specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e migliaia prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola. Il nostro è un Paese leadership nel biologico e nella biodiversità, ma ha anche il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari. “Le dichiarazioni del Ceo di Syngenta non seguono l’orientamento dei consumatori verso prodotti sostenibili – commenta il presidente di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan -, soprattutto rappresentano la punta dell’iceberg di una pericolosa strumentalizzazione degli effetti della guerra per ridurre le garanzie qualitative e di sicurezza degli alimenti, ma anche la trasparenza dell’informazione ai consumatori. Non può essere una singola azienda in un regime di mercato libero a decidere cosa e come possono produrre gli agricoltori – prosegue Salvan – sono gli imprenditori a dover decidere, in piena libertà cosa produrre. Da poco in Italia è stata approvata la legge sul biologico, approvata proprio per rispondere alle attese di produttori e consumatori che in misura crescente si avvicinano al biologico, che finisce oggi nel carrello della spesa di quasi due italiani su tre (64%) con le vendite totali che nell’ultimo decennio sono più che raddoppiate tanto che nel 2021 hanno sfiorato il record di 7,5 miliardi di euro di valore, tra consumi interni ed export”.

La produttività in Italia deve tenere conto dei suoi pregi e dei traguardi raggiunti sino a ora, come la sicurezza alimentare e la tutela del made in Italy con tutti i suoi pregi, puntando alla qualità, alla salubrità – conclude Salvan -. Prima di attaccare le modalità di produzione è necessario salvare alcuni settori particolarmente colpiti dalla crisi finanziaria, investire in bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le Nbt a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici”.

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