ROVIGO – Nella provincia di Rovigo si registra un calo pesante (-11%) delle preiscrizioni alle scuole superiori per l’anno scolastico 2025-26. E tuttavia ancora una volta i giovani della provincia di Rovigo scelgono il Liceo rispetto agli istituti tecnici e professionali. A dirlo un’indagine realizzata dal Centro Studi di Cna di Padova e Rovigo su dati su dati USR Veneto e MIM.
Ma secondo Cna Padova e Rovigo è proprio dalla cultura tecnica e professionale che vengono gli imprenditori di domani: quelli che costruiscono le aziende con le proprie forze e quelli che prendono le redini di realtà già strutturate. In un contesto di passaggio generazione difficile infatti non sono solo i figli degli imprenditori a trovarsi nelle mani l’azienda di famiglia ma anche quei collaboratori che per capacità e serietà riescono a subentrare alla guida di aziende che sono un patrimonio di conoscenza e distribuzione della ricchezza di intere comunità.
A guardare le sole iscrizioni al primo anno dei 1.656 preiscrizioni online del 2025, 693 riguardavano appunto i Licei (di fatto il 41,8% del totale delle preiscrizioni contro una media regionale del 45%), 660 riguardavano gli Istituti Tecnici (il 39,8% del totale contro una media veneta del 39,9%), 284 gli istituti professionali con percorsi quinquennali (pari a al 17,1% del totale contro il 14,3% del Veneto) e solo 12 preiscrizioni si riferivano ai percorsi triennali di formazione (l’1,3% del totale contro una media regionale dello 0,8%).
“I giovani rodigini e le loro famiglie sono più aderenti alle medie regionali per quanto riguarda la scelta delle scuole superiori. Qui gli istituti tecnici e professionali rappresentano una parte importante dei percorsi formativi selezionati – spiega Luca Montagnin, presidente di Cna Padova e Rovigo. – E tuttavia a colpire è soprattutto il calo pesante delle preiscrizioni: un -11% che senza dubbio impone una riflessione. Come impone una riflessione il fatto che comunque, pure in un contesto di calo generalizzato delle iscrizioni, a soffrire di meno siano proprio i Licei (-9,2% rispetto al settembre scorso). Questi tengono meglio degli Istituti Tecnici (-12,6%) e di quelli Professionali quinquennali (-15,2%). Tutto ciò in un contesto in cui le imprese del Rodigino faticano a trovare giovani pronti per il lavoro e per governare in futuro le aziende. Mi domando quanto questa scelta sia legata ad un’idea, in parte preconcetta e in parte superata, che il Liceo offra migliori strumenti ai nostri figli. Se fosse così capirei: tutti i genitori vogliono il meglio per i loro figli. Io però sono convinto che la cultura tecnica, possa offrire ai nostri ragazzi ampi percorsi di crescita professionale e umana all’insegna della soddisfazione personale e dell’autonomia. Non solo: proprio dalla formazione tecnico-professionale vengono gli imprenditori di domani. Quelli che fanno nascere le nuove imprese ma anche quelli che prendono in mano le imprese già strutturate. Imprese che si trovano, mai come ora, nella difficile sfida di un passaggio generazionale che non sempre riguarda genitori e figli. Proprio questa situazione apre nuove opportunità di crescita, di mobilità sociale e di redistribuzione della ricchezza per il territorio e per le nuove generazioni”.
Sul piano delle richieste di candidati per tipologia d’istruzione l’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo ha elaborato i dati di Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior, per il periodo agosto-ottobre 2025 e li ha messi a confronto con lo stesso periodo del 2024.
A emergere è una dinamica sostanzialmente opposta a quella delle iscrizioni al primo anno delle scuole superiori: le imprese tra 2024 e 2025 hanno preferito i candidati con una Qualifica di formazione o diploma professionale (+1,8 % sul periodo agosto ottobre 2024) e quelli con la scuola dell’obbligo (+5%) a fronte di un calo robusto ad esempio dei candidati di livello universitario (-2,4%) e quelli con una qualifica di livello secondario (-3,5%).
“Non sarebbe corretto attribuire alle sole scelte dei giovani e delle loro famiglie tutta la responsabilità di una difficoltà di reperimento del personale che sta in tutti i casi sopra il 50% – conclude Montagnin. – A questa drammatica situazione, che nei fatti rallenta la crescita delle imprese e la possibilità di sviluppo del territorio, contribuisce un calo demografico di lungo periodo e molti altri fattori come l’evoluzione tecnologica del sistema e così via. E d’altra parte anche le scelte dei giovani e delle loro famiglie, se meglio orientate, potrebbero contribuire positivamente a mitigare un fenomeno per niente positivo, nel frattempo garantendo ai giovani percorsi di crescita professionale, economia e umana che nulla hanno da invidiare a quelli più blasonati sulla carta ma meno richiesti nella realtà”.









