VERONA – L’agricoltura veneta si conferma un settore resiliente, dinamico e centrale per l’economia regionale, capace di crescere anche in un contesto complesso. È quanto emerge dal primo bilancio dell’annata agricola 2025 tracciato da Veneto Agricoltura e presentato a Fieragricola, alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond, del direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner e della direttrice dell’Osservatorio economico Alessandra Liviero.

“I numeri ci dicono una cosa molto chiara – ha dichiarato Bond –: l’agricoltura veneta dimostra capacità di adattamento e solidità, frutto del lavoro quotidiano degli agricoltori e di scelte regionali che nel tempo hanno sostenuto filiere, competitività e qualità. Non mancano però campanelli d’allarme, in particolare per ortofrutta e pesca: su quest’ultima servono più che mai decisioni straordinarie per salvare un settore in ginocchio”.
Nel 2025 il valore della produzione lorda agricola del Veneto è stimato in 8,8 miliardi di euro, con una crescita del +7,1% rispetto al 2024. Un dato che, pur tenendo conto della riparametrazione statistica Istat, conferma la buona tenuta del comparto.
A fronte di una diminuzione del numero di imprese agricole (-2,2%), inferiore alla media nazionale (-3,6%), la regione registra un aumento dell’occupazione agricola del +2,7%, in netta controtendenza rispetto al Nordest (-1,4%) e più che doppio rispetto al dato italiano (+1,2%). Particolarmente significativo l’incremento degli occupati indipendenti (+14,2%), a fronte di un calo nazionale (-1,2%).
“Questi numeri – ha spiegato Bond – dimostrano che le aziende agricole venete stanno evolvendo, unendosi per fare economie di scala e aumentare la competitività. Quando si sostengono le imprese, il lavoro cresce. È una bellissima notizia che il lavoro agricolo sia sempre più attrattivo, anche grazie agli interventi regionali a favore del primo insediamento, delle giovani aziende e delle aree montane”.
Peggiora invece la bilancia commerciale agroalimentare con l’estero, che nel 2025 registra un deficit superiore ai 350 milioni di euro. Le importazioni raggiungono 8,1 miliardi di euro (+9,6%), mentre l’export cresce in modo più contenuto (+5,1%), arrivando a 7,8 miliardi, anche per effetto dell’aumento del fabbisogno dell’industria alimentare e mangimistica.
Nel comparto delle colture industriali, il settore bieticolo mostra un aumento delle rese (+18,6%) ma un forte calo delle superfici investite (-39%). “Proprio per questo – ha ricordato Bond – abbiamo messo a bilancio aiuti specifici per le aree bieticole, per compensare la scarsa produzione ed evitare l’abbandono delle superfici”. Nel frutticolo, invece, diminuiscono le rese per ettaro, nonostante prezzi stabili, a causa della carenza di manodopera e della riduzione dei principi attivi disponibili per la difesa fitosanitaria, rendendo in alcuni casi più conveniente l’estirpazione degli impianti.
Particolarmente critica la situazione della pesca, dove continuano a diminuire le imprese, colpite dal granchio blu, dall’aumento delle temperature e dalle mucillagini, con gravi ripercussioni soprattutto sulla raccolta delle vongole di mare. “Ad oggi – ha sottolineato Bond – 110 motopescherecci sono fermi da ottobre 2024. Per il 2024 è stata riconosciuta la calamità naturale e al Veneto sono stati assegnati oltre 1,2 milioni di euro; siamo ora in attesa del riconoscimento anche per il 2025”.
Secondo l’assessore, la situazione eccezionale impone interventi per il ripristino della capacità produttiva della fascia costiera e una revisione dell’equilibrio tra risorse disponibili e sforzo di pesca. “Il Masaf – ha aggiunto – ha finora previsto incentivi solo per la dismissione dei motopescherecci più grandi, escludendo questo segmento: una scelta che va corretta”.
La Regione Veneto è già intervenuta con risorse proprie: 570.000 euro per la rivitalizzazione dei fondali dei molluschi bivalvi, 30.000 euro per un progetto specifico sul granchio blu, in aggiunta a 1,5 milioni di euro del Feampa, oltre al progetto triennale di gestione dei molluschi in Adriatico da 300.000 euro l’anno fino al 2026.

















