La consigliera regionale Cendron: “Le rinnovabili sono indispensabili, ma serve una regia del Veneto per integrare fotovoltaico e agricoltura senza conflitti”

VENEZIA – Il futuro energetico dell’Italia passa anche dalle campagne venete. E il fotovoltaico, in particolare nella sua forma più innovativa come l’agrivoltaico, rappresenta uno degli strumenti più importanti per raggiungere la decarbonizzazione, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e affrontare la crisi climatica.

Proprio per questo, però, la transizione deve essere accompagnata da una pianificazione chiara, capace di trasformare gli investimenti nelle rinnovabili in un’opportunità reale e condivisa per i territori.

A lanciare l’allarme è la consigliera regionale Rossella Cendron (Le Civiche Venete), che richiama l’attenzione sulla necessità di una linea regionale definita per governare lo sviluppo dell’agrivoltaico, soprattutto nelle aree rurali del Veneto orientale e del Polesine.

«Dal Veneto orientale, dalla provincia di Rovigo fino all’area costiera tra Torre di Mosto, Caorle e Bibione, arrivano segnali chiari: senza regole regionali precise, il rischio è che l’agrivoltaico venga percepito come un assalto incontrollato alle campagne», afferma.

Negli ultimi mesi, infatti, diversi Comuni stanno ricevendo richieste per grandi impianti su centinaia di ettari di terreni agricoli. Una concentrazione che sta generando tensioni sociali e assemblee pubbliche molto partecipate.

Secondo la consigliera, il punto non è mettere in discussione le rinnovabili, ma governarle con equilibrio.

«Le energie pulite sono indispensabili – chiarisce Cendron – ma devono essere integrate con il territorio e con l’agricoltura. Senza una regia regionale, si rischia una corsa agli impianti dove il suolo costa meno, con modifiche al paesaggio senza garanzie di benefici concreti per le comunità locali».

Un tema centrale, anche perché la Regione Veneto non ha ancora dato piena attuazione a quanto previsto dall’articolo 12 del D.lgs. 190/2024, che affida alle Regioni il compito di individuare le cosiddette “zone di accelerazione” per lo sviluppo degli impianti rinnovabili.

«Senza pianificazione – sottolinea – la transizione energetica rischia di diventare un problema invece che una grande opportunità».

Come emerso anche nel confronto con tecnici ed esperti universitari, non tutti i progetti garantiscono una reale integrazione tra produzione energetica e attività agricola: in alcuni casi la coltivazione diventa marginale e al territorio resta soprattutto l’impatto visivo.

Per questo Le Civiche Venete chiedono criteri regionali più chiari: limiti alle superfici destinabili all’agrivoltaico in ogni Comune, priorità e tutele condivise, oltre a ricadute economiche dirette per le comunità ospitanti.

«Governare la transizione energetica significa decidere oggi – conclude Cendron – prima che siano i conflitti sul territorio a decidere al posto delle istituzioni. Difendere paesi e comunità significa accompagnare il fotovoltaico e le rinnovabili con regole chiare, equilibrio e rispetto».

Una sfida decisiva, anche per il Polesine e per tutta la regione: perché senza energia pulita non c’è futuro, ma senza una transizione ordinata non c’è consenso.

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