ROVIGO – Una variante, parziale, al piano degli interventi dedicata al centro storico e ben 8 riconoscimenti di interesse pubblico per raggiungere accordi con i privati proponenti di progetti in varie aree del capoluogo: un consiglio comunale corposo, lungo, caratterizzato dalla assenza del gruppo Pd legato alla presidente del consiglio Nadia Romeo, pronto, probabilmente, ad uscire dalla maggioranza dopo il voto di bilancio previsto per il prossimo 28 dicembre.
Sarà ancora una sessione intensa di discussione con oltre 60 emendamenti, 55 dei quali proveninti dalla minoranza, che impegnerà l’aula di palazzo Nodari prima di lanciare, ufficialmente la campagna elettorale per le prossime amministrative del capoluogo del 9 giugno 2024.
Il tema dell’urbanistica, centrale per l’amministrazione guidata dal sindaco Edoardo Gaffeo “per restituire una città migliore di quanto trovata” con interventi definiti “attesi da anni per la crescita ed il miglioramento della qualità della vita in centro storico, ma non solo”, è stato affrontato sotto la presidenza del consiglio di Federico Saccardin, con i contributi dell’assessore Luisa Cattozzo, del dirigente Christian Scalabrin oltre che dall’ingegnere Fabrizio Ravagnani, tecnico della sezione urbanistica del Comune, e del progettista Gianluca Trolese intervenuto per l’illustrazione del Piano.
L’assenza del gruppo Pd legato alla presidente Romeo, oltre che alcune assenze in maggioranza, hanno costretto l’aula ad interrompere i lavori durante la prima convocazione di giovedì 21 dicembre, arrivati fino al punto 3 dell’Ordine del giorno, per la mancanza del numero legale, per quindi riconvocare la seduta, in seconda convocazione, nella mattinata di venerdì 22.
La minoranza ha difeso a spada tratta le osservazioni presentate prima del consiglio, ma durante la discussione molte sono state le proposte di emendamento ritirate in corso d’opera perchè in contrasto con la normativa oppure non necessarie. Sugli emendamenti non ritirati la maggioranza li ha in parte accolti, alcuni dei quali sono stati votati senza alcun problema essendo stati ritenuti critiche costruttive e migliorative.
Se per il centro storico è stato assodato che non vi è alcun consumo di suolo per nuove costruzioni, una accesa polemica, ha coivolto anche l’assessore Mattia Milan, ex gruppo Menon, a suo tempo proponente della delibera per l’impegno a fissare a zero il consumo di suolo nel Comune di Rovigo, che non è stata adottata dall’aula, che invece ha raccolto l’offerta fatta dalla Regione del Veneto di prevedere una futura massima edificabilità di 80 ettari per 3 casi di proposte di nuove costruzioni o ampliamenti.
Il primo, e più significativo, riguarda via Stacche, dove da un terreno agricolo verranno realizzati una ventina di lotti adibiti a residenza oltre che un bosco urbano. Dal punto di vista del bilancio ambientale l’operazione è positiva, in quanto la campagna, senza alberi, non produce grandi benefici, anzi impoverisce il terreno se non gestita correttamente, invece la realizzazione di un bosco incide molto significativamente nel miglioramento di tutti gli indici ambientali, dall’assorbimento della Co2 all’immissione di ossigeno, alla conservazione della biodiversità alla mitigazione del calore.
Un altro piccolo intervento sarà realizzato in frazione a Sant’Apollinare, con un ampliamento di un fabbricato esistente, ed il terzo in via Giuseppina Vasoin, area parco dei tigli nel quartiere Tassina, sarà completa la lottizzazione che prevedeva la possibilità di realizzare una decina al massimo di abitazioni, ma probabilmente i lotti saranno in numero minore.
Oltre alle accuse dell’opposizione all’amministrazione che si definisce attenta all’ambiente, ma adotta la massima possibilità edificatoria disponibile, si registra l’acceso richiamo all’accordo pubblico privato per la lottizzazione di tutta l’area compresa tra la Tangenziale e via Stacche in quanto “prima di pensare a costruzioni in zona, sarà indispensabile sistemare i gravissimi problemi di allagamento dell’area, segnalati a varie riprese dai residenti”. L’emendamento proposto di rinviare l’accordo dopo lo studio idrogeologico è stato bocciato in quanto considerato non necessario.
Relativamente alla variante al Piano degli interventi per il Centro Storico, la minoranza l’ha definito “con molte pecche”. I rilievi fatti dal gruppo Lega in primis, ma anche dalla consigliera Monica Gambardella, Mattia Maniezzo e Damiano Sette per il gruppo Menon so stati per “un documento tardivo e fuori tempo massimo, perché arriva a fine legislatura e perché, con queste tempistiche, ha comportato la perdita di importanti opportunità, basti pensare al superbonus 110%, che avrebbero portato enormi benefici al centro storico”.
Per il centrodestra si tratta di “un piano degli interventi che rischia di penalizzare seriamente il centro storico e il suo futuro, trasformandolo in un dormitorio e dimenticando totalmente l’importanza e l’esigenza di avere attività economiche presenti per mantenerlo vivo. L’amministrazione, puntando unicamente sulla residenzialità, trascura quegli importanti meccanismi di premialità, pure previsti dal legislatore, per incentivare recuperi e investimenti da parte delle attività economiche in genere”.
Il paventato rischio di “aprire alla creazione di una serie di mini appartamenti formicaio” adottando una norma per il riutilizzo e recupero dell’esistente, che consenta il riutilizzo di soffitte e sottotetti, è stato spiegato alla minoranza essere inesistente.
La legge regionale adottata nella redazione degli strumenti urbanistici, infatti, non prevede un aumento del numero di abitazioni in centro storico e quindi non vi saranno tentazioni di speculazione di questo tipo, con la creazione di mini alloggi nel sottotetto, e limita l’opportunità di recupero e riutilizzo delle soffitte esclusivamente a chi già vive nei locali sottostanti.
La variante adottata dalla maggioranza del consiglio comunale per il centro storico è stata definita “necessaria” dall’urbanista Trolese che ha invitato il consiglio a riflettere sulla necessità di preservare il centro storico, “il vostro monumento, identitario, di Rovigo, che non può e non deve essere snaturato”.
“Il centro storico di Rovigo, l’area urbanizzata più antica e più complessa della nostra città, ha un nuovo strumento urbanistico. Un evento atteso dal 1985 – ha commentato il sindaco Edoardo Gaffeo – Un grazie non di circostanza ai colleghi consiglieri comunali di maggioranza, che ci hanno creduto e messo la faccia, discutendo e confrontandosi, come è giusto che sia, ma sopratutto rispettando in pieno il voto ricevuto dai cittadini, che hanno dato loro un mandato perché sia assicurata, al netto di ovvi motivi di salute, la presenza, e non certo l’assenza, in consiglio comunale” ha concluso il sindaco riferendosi agli assenti.













