Al Centro Studi Etnografici Vittorino Vicentini un viaggio tra fotografie, testimonianze e ricordi dedicati agli anni d’oro della storica fabbrica saccarifera locale

ARQUA’ POLESINE (Rovigo) – Sarà inaugurata sabato 30 maggio, nell’ambito delle iniziative di “Arquà in Festa”, la mostra “Dal campo ‘in fabbrica’ – Siamo stati tutti zuccherieri”, allestita presso il Centro Studi Etnografici Vittorino Vicentini.

L’esposizione propone un approfondimento su una delle esperienze produttive e sociali più significative del territorio: la nascita e lo sviluppo dello zuccherificio locale, considerato per decenni uno dei più importanti dell’intera regione.

Come da tradizione dell’associazione organizzatrice, la mostra affronta un tema legato ai profondi cambiamenti che hanno trasformato il mondo contadino nei primi decenni del Novecento. Con l’apertura dello stabilimento, infatti, non solo aumentò il lavoro agricolo grazie alla coltivazione intensiva della barbabietola da zucchero, ma si crearono anche nuove opportunità occupazionali per centinaia di giovani impiegati nella lavorazione industriale del prodotto.

Era il periodo della cosiddetta “campagna” estiva, quando ad Arquà arrivavano carichi di barbabietole provenienti anche dai paesi vicini e lo zuccherificio lavorava a pieno ritmo, impiegando stagionalmente manodopera proveniente da tutto il basso Veneto. Un’attività che contribuì in modo determinante alla crescita economica del paese, tanto da portare la popolazione ai massimi storici.

La mostra documenta gli anni più floridi dell’industria saccarifera locale, dalla fondazione avvenuta nel 1924 fino ai primi anni Settanta, attraverso fotografie d’archivio, materiali conservati dal Centro Studi e scritti del dedicatario dell’associazione.

L’iniziativa sarà anche l’occasione per ricordare uomini e donne che hanno legato la propria vita alla “fabbrica”. Molti ex lavoratori, ancora oggi, raccontano il clima di collaborazione e familiarità che caratterizzava l’ambiente di lavoro. I rapporti tra operai e dirigenti erano improntati al rispetto reciproco, mentre tra colleghi si erano creati legami umani rimasti vivi nel tempo. Non mancavano momenti di convivialità e goliardia, ricordati ancora con affetto da chi ha vissuto quegli anni.

La chiusura dello zuccherificio segnò però una svolta dolorosa per il territorio. La fine della produzione provocò infatti una pesante crisi economica per numerose famiglie, molte delle quali furono costrette a cambiare mestiere o a trasferirsi verso altre realtà produttive del Polesine e dell’Emilia.

Attraverso immagini, testimonianze e memorie collettive, la mostra intende dunque restituire il valore storico e umano di una stagione che ha profondamente segnato l’identità della comunità arquatese.

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