Biometano da rifiuti: ad Ariano solo circenses, ma senza panem

Italia Nostra di Rovigo e la rete No biometano e allevamenti intensivi della provincia di Rovigo contesta il Festival del biometano in corso per l'inaugurazione di un nuovo impianto che tratta rifiuti zootecnici nel Delta del Po

ROVIGO – “Ai tempi della centrale Enel di Polesine Camerini, la più inquinante in Europa per un quindicennio, era prassi consolidata farla visitare alle scolaresche e organizzarvi in estate concerti gratuiti con importanti artisti nazionali, tanto poi i costi si sono sempre scaricati sulle bollette.

Ad Ariano Polesine le modalità sono analoghe, si inaugura un impianto inutile, visto che il rapporto tra energia consumata per fare il biometano e l’energia prodotta è praticamente pari a zero e, per molti aspetti, dalle emissioni odorigene alla produzione di inquinanti e gas serra passando per il consumo di terreno agricolo per colture dedicate e per il dissesto viario conseguente al transito di mezzi pesanti, nocivo, con il festone gratuito pagato coi soldi degli incenti del Pnrr che dal 2028 i cittadini italiani, quindi anche i residenti arianesi, dovremo restituire” dichiara convinto Vanni Destro, portavoce della Rete dei comitati ambientalisti del Polesine ed attivista di Italia Nostra.

Dagli organizzatori del Festival del biometano, in occasione del taglio del nastro e delle visite guidate al nuovo impianto di Ariano Polesine, la notizia che la giornata è stata impegnata con un convegno firmato Coldiretti, con il segretario nazionale Prandini, e Legambiente, Ciafani, e il senatore Luca De Carlo di Fratelli d’Italia.

Per loro l’idea è quella di una festa popolare che veste il centro storico: ludoteca per i più piccoli, vetrina delle associazioni, ristorazione con prodotti locali e concerto di Cristina D’Avena con i Gem Boy.

Tutti appuntamenti ad ingresso libero per la soddisfazione della popolazione. “L’evento è concepito come una grande festa popolare ispirata alle tradizioni contadine. L’obiettivo è quello di avvicinare la popolazione a temi molto sensibili come l’energia e i cambiamenti climatici, facendo toccare con mano una valida alternativa alle fonti fossili, migliorativa sia dal punto di vista dei costi ambientali sia di quelli in bolletta per i cittadini” afferma l’azienda che ha realizzato l’impianto.

Non servono comitati di vigilanza per sapere che ci saranno problemi, basta sentire chi già questi impianti ce li ha in casa, ma a opera fatta sappiamo bene che non si torna indietro, con buona pace della sindaca Luisa Beltrame, di Legambiente e di tutti i cittadini del luogo.

Ma sappiamo bene che Ariano nel Polesine ospita già almeno 13 allevamenti intensivi, forse un po’ di puzza o inquinanti in più o in meno non cambia loro la vita” commenta Vanni Destro.

Da Italia Nostra un messaggio semplice e netto: contro la finta transizione ecologica, un No deciso al bionetano ed agli allevamenti intensivi.

“L’invasione degli impianti per la produzione di biometano da reflui zootecnici e colture dedicate o da Forsu e fanghi da depurazione urbana e industriale sta avvenendo nel nostro Paese a ritmi sostenuti.

L’incentivazione massiccia, 1 miliardo e 900 milioni di euro dal Pnrr, sollecitata dall’azione lobbistica esercitata a Bruxelles e poi riscossa in Italia consente di trarre notevole profitto anche senza un reale ricavo da produzione e vendita di biometano” ha dichiarato il presidente provinciale di Rovigo di Italia Nostra Fabio Bellettato.

“Contributi a fondo perduto fino al 40% in conto capitale e incentivi di 110 euro al MWH per gli impianti a matrice zootecnico-agricola e di 62 euro al MWH per impianti che utilizzano Forsu rendono appetibile e sostenibile dal punto di vista della remunerazione un’attività industriale, di questo si tratta, che altrimenti non sarebbe interessante per chi investe.

Solitamente si crea una srl con un bassissimo capitale sociale incaricata di individuare aree idonee e reperire le autorizzazioni necessarie e poi la realizzazione dell’impianto va a società del settore che ne rilevano titoli e rispettivi incentivi.

E non importa che il biometano sia la fonte energetica a più basso Eroi (rapporto tra energia ricavata e energia consumata per ricavarla) tra tutte e non sia, di fatto, sostenibile, gli incentivi bastano e avanzano a riempire le tasche dei gestori di un impianto.

Di fatto il biometano non è neppure economia circolare in quanto necessita di combustione per produrre energia, provocando oltretutto emissioni di gas serra, polveri sottili e altri inquinanti nocivi alla salute.

Intorno ad un impianto vi è inoltre una notevole mole di traffico pesante per i necessari approvigionamenti del materiale da biodigerire e lo smaltimento delle scorie di lavorazione trasformate in parte in digestato-compost e in parte in rifiuti da smaltire.

La necessità di reflui zootecnici incrementa inoltre la realizzazione di allevamenti intensivi che, soprattutto per quelli avicoli, vedono in questi impianti la possibilità di aggirare la direttiva nitrati che prevede un quantitativo massimo di smaltimento diretto di deiezioni sul terreno per evitare l’inquinamento dalle acque.

Gli impianti a Forsu favoriscono invece il turismo dei rifiuti, il Veneto ha il primato nazionale in questo campo, importando una mole di rifiuti organici da tutta Italia, isole comprese, quasi pari a quella che produce esso stesso.

Gli impianti di trattamento Forsu e fanghi in Veneto sono già più che sufficienti per la massa complessiva da trattare. Sui fanghi c’è sempre il rischio dell’utilizzo di quelli saturi di Pfas.

C’è poi l’aspetto legato ad odori e qualità della vita: chi vive in prossimità o sottovento rispetto agli impianti si gode, oltre ai già citati inquinanti, i profumi da letame o discarica che, nonostante le tecnologie, vengono emessi.

Trovare una comunità come Ariano nel Polesine che, oltre a numerosi allevamenti intensivi, accetta di ospitare un impianto monstre che tratterà decine di migliaia di tonnellate di deiezioni di polli è un affarone per gli imprenditori del settore.

E coi soldi del Pnrr che tutti i cittadini dovranno restituire alla UE tra un paio d’anni, possono tranquillamente permettersi un Festival.

Come sempre panem et circenses a nostre spese in ogni senso” concludono da Italia Nostra di Rovigo.

Rete No biometano e allevamenti intensivi

Elenco sottoscrittori documento:
Comitato No Biometano Papozze;
Comitato Ambiente e sviluppo Cavarzere;
Comitato salute e territorio per il futuro di Canaro;
Comitato lasciateci respirare Vescovana;
Comitato difesa ambiente Corbola;
No biogas Ceregnano;
Terre Nostre Villadose;
Rete dei comitati polesani a difesa dell’ambiente;
Coordinamento Nazionale Terre Nostre;
Italia Nostra sezione di Rovigo;
Lipu sezione di Rovigo;

Movimento Azzurro Veneto.

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