VENEZIA – Cinque morti in pochi giorni, tra il Veneto (LEGGI ARTICOLO) e la Puglia, riaccendono il dibattito sulle condizioni dei lavoratori agricoli stranieri in Italia. A lanciare l’allarme è l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Cristina Guarda, che parla apertamente di una “strage di braccianti” legata a sfruttamento, precarietà e razzismo.
Nel mirino finiscono le drammatiche vicende che hanno coinvolto Bakari Sako, Abdelghani Gari, El Arbi Saifi, Yassin Mazi e un lavoratore romeno rimasto ancora senza identità. “Dietro questi nomi ci sono padri, fratelli, mariti, amici e figli. Non possiamo continuare a considerarli forza lavoro invisibile”, afferma Guarda in una nota.
Secondo la parlamentare europea, le tragedie avvenute negli ultimi giorni rappresentano il volto più duro del sistema di sfruttamento che colpisce migliaia di braccianti stranieri nel Paese.
Bakari Sako, 35 anni, sarebbe stato aggredito e ucciso a coltellate a Taranto mentre si stava recando al lavoro. Gli altri tre lavoratori, Abdelghani Gari, El Arbi Saifi e Yassin Mazi, hanno invece perso la vita nel Veneziano: il minivan su cui viaggiavano all’alba verso le campagne del Rodigino è finito in un canale a Chioggia. Nel Foggiano, infine, un bracciante romeno è morto carbonizzato all’interno di una roulotte di fortuna.
Per Cristina Guarda, questi episodi evidenziano “un vuoto di diritti che alimenta il caporalato e costringe migliaia di lavoratori a spostarsi in condizioni disumane”. L’eurodeputata denuncia inoltre un clima di razzismo sistemico, in cui lo straniero diventa “un bersaglio mobile per la violenza”.
Nel suo intervento, Guarda chiede al Governo un cambio di passo immediato: controlli rigorosi sulla filiera agricola e sui trasporti dei lavoratori, nuovi piani di edilizia sociale e investimenti contro la povertà educativa e l’emarginazione.
“Le morti di questi lavoratori non possono passare sotto silenzio. Serve giustizia”, conclude l’esponente di AVS.

















