L’ex assessore al Bilancio spiega le dimissioni come gesto politico: «Mai un vero confronto con la sindaca. Ho resistito per senso di servizio, ma la fiducia è venuta meno»

ROVIGO – Non una scelta improvvisa, né un passo dettato da ragioni personali. Le dimissioni di Giuliana Bregolin, ex assessore al Bilancio del Comune di Rovigo (LEGGI ARTICOLO), sono un atto politico consapevole, maturato nel tempo e arrivato quando, parole sue, «il clima era diventato insostenibile».

Bregolin affida a una lunga nota scritta e a un confronto diretto con la stampa la spiegazione di una decisione che pesa come un macigno sull’amministrazione guidata dalla sindaca Valeria Cittadin, soprattutto perché riguarda uno dei settori più delicati e strategici dell’ente. «Questa decisione è frutto di un’attenta riflessione – spiega – ed è motivata da difficoltà attinenti alla sfera politica del mio assessorato, legate alla totale carenza di confronto diretto con il sindaco. Un confronto che, semplicemente, non c’è mai stato».

Il nodo centrale, ribadito più volte, è la mancanza di metodo. Bregolin racconta di un assessorato ridotto a un ruolo prevalentemente tecnico, senza la possibilità di incidere politicamente sulle scelte di bilancio e di programmazione. «Non ho trovato le condizioni per dare un significato politico al mio ruolo – afferma – in un momento in cui sarebbe stato fondamentale affrontare temi vitali per la comunità, come il lavoro, lo sviluppo e una sempre più evidente emergenza demografica».

Un passaggio chiave riguarda il rapporto fiduciario, che secondo l’ex assessore si è progressivamente incrinato fino a rompersi. «La credibilità di un Comune dipende dall’affidabilità dei comportamenti e dalla fiducia reciproca. Fiducia del sindaco verso gli assessori e viceversa. Inutile dire che questa fiducia, da parte mia, è venuta meno».

Tra gli episodi citati come emblematici del clima interno, anche la mancata citazione dell’assessore al Bilancio in una locandina ufficiale per un corso ANUTEL sui tributi, deliberato dalla Giunta e previsto al Museo dei Grandi Fiumi. Un’assenza che Bregolin definisce «una mancanza di rispetto istituzionale», soprattutto in un contesto in cui comparivano invece il saluto della sindaca e il nome della dirigente al Bilancio Nicoletta Cittadin, sorella della prima cittadina. «Chi vuole capire, capisce», osserva, senza forzare i toni ma lasciando intendere il disagio.

Nel racconto dell’ex assessore emerge anche un altro elemento politico rilevante: la totale assenza di una visione collegiale. «Le priorità politiche non sono mai emerse in modo condiviso. I bilanci venivano presentati e poi modificati da una serie numerosa di variazioni, non sempre politicamente chiare. In queste condizioni io non riesco a lavorare». Una situazione che l’ha portata a sentirsi più un “notaio dei conti” che un assessore con una funzione di indirizzo.

Bregolin ricorda di aver resistito a lungo, anche dopo i primi segnali di disagio emersi già con il primo bilancio, per senso di responsabilità verso un’amministrazione nuova e verso i cittadini che l’avevano votata, risultando la più preferenziata della lista civica della sindaca. «Ho fatto questo servizio con estrema serietà – sottolinea – ma a un certo punto ho capito che non potevo più continuare».

Nessuna polemica urlata, nessun attacco personale. Solo una conclusione netta: «Auguri a chi resta. Io ho resistito finché ho potuto, per senso di servizio. Ma quando il metodo manca e il confronto non esiste, restare diventa solo una finzione».

Una frattura che va ben oltre una semplice dimissione e che apre interrogativi pesanti sul funzionamento interno dell’amministrazione Cittadin, già segnata negli ultimi mesi da revoche, uscite e tensioni crescenti. E questa volta, a parlare, è chi se n’è andata senza sbattere la porta, senza alzare la voce. Proprio per questo, facendo più rumore.

One Comment
  1. Quando la prima preoccupazione sono le foto di rappresentanza, non si può pretendere di più

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