Il responsabile sanità di Rifondazione comunista critica il bilancio di previsione 2026 e chiede un cambio alla guida dell’ULSS Polesana

ROVIGO – Non porta buone notizie per la sanità pubblica veneta e polesana l’inizio del 2026, secondo Guglielmo Brusco, responsabile del settore salute e sanità di Rifondazione comunista Polesine. Nel mirino finiscono il bilancio di previsione 2026 dell’ULSS 5 Polesana e la gestione del direttore generale Pietro Girardi, il cui mandato scadrà a fine febbraio.

Brusco parla apertamente di anni difficili per gli ospedali pubblici del territorio, segnati – a suo avviso – da una progressiva perdita di servizi e professionalità. Tra gli esempi citati, la fuga di medici di alto profilo come i cardiologi Perilli e Braggion, la riduzione dei posti letto pubblici a fronte di un aumento di quelli privati e la situazione dell’ospedale di Trecenta, rimasto senza Pronto soccorso dopo la perdita di Ostetricia e Ginecologia.

Un deficit che cala, ma a quale prezzo

Nel bilancio di previsione 2026, evidenzia Brusco, è prevista una riduzione consistente del deficit: da oltre 82 milioni di euro stimati per il 2025 a 59 milioni per il prossimo anno, con un miglioramento del 29%. Un dato che, secondo Rifondazione comunista, merita però un’analisi più approfondita.

La riduzione, spiega Brusco, deriverebbe in larga parte da un forte contenimento dei costi di produzione, che calerebbero di oltre 17 milioni di euro, a fronte di un aumento limitato della produzione e di maggiori trasferimenti regionali. Una dinamica che solleva interrogativi su chi effettivamente beneficerà di questi risparmi: la Regione, la direzione aziendale o i cittadini polesani.

Meno risorse per farmaci e dispositivi

Particolarmente critico, secondo Brusco, è il capitolo relativo all’acquisto di beni sanitari. Il bilancio prevede infatti una riduzione complessiva di quasi 10 milioni di euro rispetto al 2025, pari a circa il 10%.

Nel dettaglio, sono previsti tagli per oltre 5,5 milioni sui prodotti farmaceutici ed emoderivati, quasi 2,8 milioni sui dispositivi medici e una riduzione del 24% sui dispositivi in vitro. Scelte che, avverte Brusco, rischiano di tradursi in carenze materiali nei reparti e in difficoltà concrete per i pazienti.

Privato convenzionato e interrogativi sui tetti di spesa

Sul fronte delle prestazioni acquistate dalle case di cura private del territorio – da Occhiobello a Rovigo, fino a Porto Viro – il bilancio ipotizza una sostanziale proroga della spesa dello scorso anno, in attesa che la Regione ridefinisca i tetti per il triennio 2025-2027.

Una tempistica che Brusco giudica quantomeno singolare, visto che la programmazione definitiva arriverebbe quando l’anno di riferimento è già in corso. Intanto, per il 2026, sono previsti quasi 94 milioni di euro per l’assistenza ospedaliera privata e oltre 42 milioni per la specialistica.

Da qui la domanda politica: non sarebbe più conveniente, anche sul piano economico, valorizzare pienamente le strutture pubbliche esistenti, come l’ospedale San Luca di Trecenta, invece di esternalizzare attività al privato?

“Serve una svolta alla guida dell’ULSS”

La riflessione finale di Brusco è netta. Alla luce delle scelte compiute negli ultimi due anni e delle ricadute sugli ospedali pubblici di Adria e Trecenta, Rifondazione comunista auspica che, alla scadenza del mandato del direttore generale, si apra una nuova fase per la sanità polesana.

Una decisione che, conclude Brusco, dipenderà inevitabilmente dagli equilibri politici regionali, ma che per il territorio rappresenta un passaggio cruciale per invertire una tendenza che viene giudicata ormai insostenibile.

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