Nella suggestiva cornice della Vangadizza la serata della terza edizione del torneo internazionale organizzato dalla Badia Tennis Academy. Istituzioni, mondo sportivo e sponsor uniti attorno a un progetto che cresce e guarda anche alle scuole. La cena preparata e servita dai volontari della Pro Loco di Badia Polesine
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BADIA POLESINE (Rovigo) – Atleti provenienti da diversi Paesi, istituzioni, rappresentanti del mondo sportivo, autorità militari, sponsor e volontari riuniti nella splendida cornice dell’Abbazia della Vangadizza. La cena di gala della terza edizione del BTA Wheelchair Open, il torneo internazionale di tennis su sedia a rotelle organizzato dalla Badia Tennis Academy presieduta da Sergio Bergo, è diventata anche quest’anno uno dei momenti più significativi della manifestazione.

Una serata nella quale la competizione sportiva ha lasciato per qualche ora spazio all’incontro e alla condivisione, mettendo attorno allo stesso tavolo gli atleti e una larga rappresentanza del territorio polesano.

Ad accogliere gli ospiti è stato il sindaco di Badia Polesine Giovanni Rossi, che ha rivolto un ringraziamento alla Badia Tennis Academy, agli organizzatori, agli sponsor e a tutti i volontari impegnati nella manifestazione.

Particolare riconoscenza è stata espressa alla Pro Loco di Badia Polesine, i cui volontari hanno preparato e servito la cena nella cornice dell’Abbazia.«Il compito del sindaco è ringraziare tutti coloro che portano entusiasmo nel proprio paese e contribuiscono a farlo conoscere non soltanto in Italia, ma nel mondo», ha sottolineato Rossi, evidenziando il valore promozionale che un torneo internazionale è ormai riuscito ad assumere per Badia Polesine.

A raccontare dall’interno la crescita del BTA Wheelchair Open è stato il direttore del torneo Vladimiro Amato, alla guida della manifestazione fin dalla prima edizione.Amato ha ricordato come, nell’arco di tre anni, il torneo abbia registrato un continuo incremento della partecipazione, in particolare nel settore femminile: dalle poche giocatrici delle prime edizioni si è arrivati quest’anno a un tabellone quasi completo.

Un risultato che, secondo il direttore, nasce anche dalla capacità di Badia Polesine di offrire agli atleti un ambiente accogliente. Per chi disputa il circuito internazionale in carrozzina, infatti, ogni trasferta comporta una logistica particolarmente impegnativa, tra carrozzina da gara, quella utilizzata negli spostamenti, racchette, borse e materiale tecnico. Per questo, ha spiegato Amato, trovare un luogo capace di diventare una vera «culla confortevole» permette agli atleti di affrontare la competizione con maggiore serenità.

Il momento più intenso del suo intervento è stato dedicato al ricordo di Sofia Ruiz, giovane atleta colombiana che aveva partecipato alla precedente edizione del torneo e che è scomparsa nei mesi successivi.Amato ne ha ricordato il sorriso, la forza e il coraggio, spiegando come il rapporto costruito con gli atleti vada molto oltre l’organizzazione delle partite. «Mi ha insegnato che non c’è cattiva condizione per essere felici», il pensiero con cui il direttore ha voluto lasciare agli ospiti la testimonianza umana di Sofia e, attraverso di lei, dell’energia trasmessa ogni giorno dagli atleti del movimento wheelchair.

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Parole riprese anche dal senatore Bartolomeo Amidei, che ha sottolineato come lo sport possa offrire occasioni per mettersi alla prova, competere e dare significato alle proprie passioni anche quando le condizioni di partenza sono più difficili. Amidei ha riconosciuto alla Badia Tennis Academy il merito di aver creato «una grande occasione» per consentire agli atleti di confrontarsi attraverso lo sport, facendo parte al tempo stesso di un gruppo e di una comunità. Il senatore ha inoltre ringraziato le forze dell’ordine e i numerosi rappresentanti delle istituzioni presenti alla serata.

A portare il saluto della Regione Veneto e del presidente Alberto Stefani è stato il consigliere regionale Cristiano Corazzari, che ha posto al centro del proprio intervento la capacità dello sport di abbattere differenze e disparità.

Corazzari ha ricordato il rapporto costruito negli anni con la Badia Tennis Academy e ha evidenziato come tennis, solidarietà e inclusione trovino nel progetto badiese una sintesi particolarmente efficace. «La vera forza dello sport è la capacità di farci sentire tutti parte di qualcosa che ci unisce», ha osservato, ricordando anche il ruolo educativo del movimento paralimpico e l’importanza di portarne l’esperienza all’interno delle scuole.

Secondo Corazzari, lo sport rappresenta inoltre uno degli strumenti più efficaci per ricostruire relazioni e socialità in una società nella quale aumentano solitudine e fragilità delle reti familiari e comunitarie.

Il consigliere regionale ha ricordato anche gli investimenti destinati, durante il suo precedente incarico di assessore, all’adeguamento degli impianti sportivi affinché potessero essere pienamente fruibili da famiglie, atleti e persone con disabilità. «La vera forza dello sport è quella che c’è qui – ha affermato riferendosi alla serata – attorno a un progetto che ha una ricaduta positiva per tutta la comunità».

Il carattere ormai provinciale dell’esperienza della Badia Tennis Academy è stato rimarcato dal presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese.

Ferrarese ha richiamato soprattutto il progetto che punta a portare l’esperienza del tennis in carrozzina nelle scuole polesane, attraverso la collaborazione con la Provincia, i Comuni e gli istituti scolastici. «Arrivare alle scuole significa portare questa significativa esperienza oltre i confini del tennis club di Badia», ha spiegato il presidente, ribadendo che il valore della manifestazione non riguarda ormai soltanto Badia Polesine ma l’intero territorio.

Per Ferrarese il BTA Wheelchair Open «dà lustro e onora tutta la provincia», proprio perché alla dimensione agonistica riesce ad affiancare un messaggio educativo concreto rivolto ai più giovani.

Alla serata è intervenuta anche Lorenza Baccaro, delegata provinciale del Comitato Italiano Paralimpico, che ha portato i saluti del presidente regionale Davide Giorgi e ringraziato la Badia Tennis Academy per «l’impegno, la qualità del lavoro e i risultati prestigiosi» raggiunti sul territorio.

A seguire Nicola Martinolli, polesano e vicepresidente regionale della FITP, ha espresso il ringraziamento del Comitato regionale e del presidente Mariano Scotto, soffermandosi in particolare sul lavoro dei volontari e sul sostegno garantito dagli sponsor. Martinolli ha sottolineato la peculiarità di una manifestazione organizzata non con finalità economiche, ma con la volontà di offrire un’opportunità sportiva e creare un beneficio per la comunità e per le persone che desiderano praticare il tennis.

A chiudere gli interventi è stato Nicola Silvestrini, main sponsor della manifestazione e rappresentante dei sostenitori economici del torneo, che ha voluto richiamare l’attenzione sull’enorme lavoro svolto dietro le quinte. Silvestrini ha invitato gli ospiti a riconoscere «l’impegno e il sacrificio» di quanti lavorano quotidianamente perché il BTA Wheelchair Open possa svolgersi, ricordando anche i costi rilevanti che l’organizzazione di una manifestazione internazionale comporta.

Da qui l’appello al mondo economico del territorio: allargare ulteriormente la rete dei sostenitori per consentire al progetto di crescere senza far ricadere il peso dell’organizzazione su pochi soggetti. «Vorrei che il prossimo anno ci fossero dieci o venti persone qui con me a contribuire», ha spiegato Silvestrini, auspicando un coinvolgimento sempre maggiore degli imprenditori e delle aziende del territorio.

Una serata che ha quindi restituito l’immagine di un BTA Wheelchair Open ormai cresciuto ben oltre il perimetro dei campi da tennis: una manifestazione internazionale costruita sul lavoro della Badia Tennis Academy e dei suoi volontari, sostenuta dalle istituzioni e dal tessuto economico, capace di coinvolgere il territorio e pronta ora a trasferire nelle scuole il proprio messaggio di sport e inclusione.

E, mentre sui campi gli atleti continueranno a contendersi il torneo, nella Vangadizza la terza edizione ha mostrato forse il suo risultato più importante: una comunità intera riunita attorno allo sport.

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