Marco Campion: “Misure obbligatorie comprensibili, ma servono soluzioni che non penalizzino le imprese”

ROVIGO – Con l’arrivo dell’ondata di calore, la Regione Veneto ha emanato l’Ordinanza n. 34 del 1° luglio 2025, che impone da domani 3 luglio al 31 agosto, il divieto di lavoro nei cantieri edili all’aperto e in altri settori esposti, dalle ore 12:30 alle 16:00 (LEGGI ARTICOLO), per tutte le giornate e le aree in cui il sistema Worklimate-Inail rilevi un livello di rischio “alto” da stress termico. L’obiettivo è tutelare la salute dei lavoratori nei settori più esposti, come quello edile, agricolo e florovivaistico.

Una misura di buon senso, riconosce Confartigianato Polesine, ma che – senza strumenti di compensazione – rischia di pesare proprio su quelle imprese che, da sempre, adottano responsabilmente tutte le precauzioni necessarie per garantire la sicurezza dei lavoratori: idratazione continua, pause all’ombra, dispositivi di protezione, orari flessibili. “La tutela della salute è una priorità che condividiamo pienamente – afferma Marco Campion, presidente di Confartigianato Polesine – ma non si può ignorare l’impatto concreto che queste sospensioni avranno sull’organizzazione e sui costi delle imprese. In Polesine operano 8.274 aziende nel settore costruzioni, di cui 3.122 artigiane: il 37,7% del totale. Gli addetti sono oltre 3.000 e gran parte dell’attività si concentra nei mesi estivi, quando il clima è più favorevole. Interrompere i lavori nelle ore centrali significa dover riorganizzare completamente i cantieri, con inevitabili rallentamenti.”

Secondo Confartigianato Polesine, il tema non va affrontato solo con divieti, ma con un ripensamento strutturale dei contratti, anche in fase di appalto, per condividere i costi e le responsabilità che derivano da un clima sempre più estremo. “Non possiamo affrontare ogni estate come se fosse un’eccezione – prosegue Campion –. Serve una strategia che tuteli i lavoratori, ma che garantisca anche la sostenibilità operativa delle imprese.”

Una linea che è stata condivisa a livello regionale. Confartigianato Imprese Veneto ribadisce infatti la necessità di integrare flessibilità e buon senso alle misure emergenziali. “La salute dei lavoratori viene prima di tutto – commenta il presidente regionale Roberto Boschetto – e nessuno meglio di noi, che lavoriamo fianco a fianco con i nostri dipendenti, conosce le difficoltà di chi è sotto il sole a 40 gradi. Tuttavia, un blocco rigido rischia di penalizzare proprio quelle piccole imprese che già oggi fanno i salti mortali per rispettare tempi, contratti, noleggi e personale ridotto. Molte avevano già attivato orari flessibili e misure di prevenzione. Dobbiamo accettare che il clima è cambiato: cambino anche le regole del lavoro.”

Confartigianato chiede dunque che le ordinanze prevedano forme di adattamento caso per caso, valutando le condizioni specifiche dei cantieri e lasciando spazio a soluzioni praticabili. Dove possibile, ad esempio, i lavori potrebbero essere spostati in orari o zone ombreggiate e ventilate, senza imporre uno stop totale.

Infine, l’associazione ricorda che sono attivabili strumenti di tutela economica, come la cassa integrazione per il settore edile (in caso di temperature percepite superiori a 35 gradi) e il fondo Fsba per gli altri comparti, a fronte di eventi climatici straordinari. “Ma anche questi strumenti – conclude Campion – vanno potenziati, perché il cambiamento climatico non è più una previsione futura: è già realtà.”

One Comment
  1. da notare: nessuno pensa a quelli autonomi ultrasettantenni che grazie a:monti,fornero,napulitano devono andare sui tetti??

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