Celebrare il Natale vuol dire accendere una luce di speranza

Il messaggio di Natale del Vescovo di Adria e Rovigo, Pierantonio Pavanello. Un pensiero particolare a chi è più debole e sofferente

ROVIGO – Ogni anno, scrivendo il messaggio di auguri per il Natale, cerco di mettere in evidenza il legame tra la Nascita del Salvatore e la situazione sociale ed economica in cui ci troviamo immersi. A Natale infatti celebriamo un Dio che si è fatto uomo per entrare nella storia dell’umanità e portarvi la sua salvezza.

Quest’anno non possiamo ignorare che vivremo un «Natale di guerra». La mia generazione ricorda i racconti dei genitori che avevano vissuto i Natali degli anni della seconda guerra mondiale e dei nonni che ricordavano anche quelli della prima: anch’io conservo nel cuore la tristezza che traspariva dalle parole del papà e della mamma nel narrare a noi bambini le ristrettezze e le sofferenze di quei Natali e allo stesso tempo ho ben presente dentro di me il sollievo che provavo perché a noi era concesso di vivere un tempo di pace. Mai avrei creduto che ci saremmo ritrovati in guerra, una guerra che per nostra fortuna non tocca direttamente il nostro paese, ma che è molto vicina a noi e che comunque ha provocato molte conseguenze che toccano la nostra vita quotidiana, basti pensare alla crisi energetica e alle problematiche dell’economia e del lavoro. Come non si stanca di ripetere Papa Francesco siamo di fronte da una «guerra mondiale»: se infatti la nostra attenzione è concentrata sul terribile conflitto seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ci sono molte altre situazioni di guerra in tante parti del mondo (penso in modo particolare all’Africa: Etiopia, Congo, Mozambico e così via), tutte parte di un unico grande «disordine mondiale».

Celebrare il Natale in questo tempo di guerra potrebbe sembrare una fuga dalla realtà, come se ci concedessimo un momento di evasione in un mondo fantastico, legato all’atmosfera di dolcezza e di tenerezza che da sempre circonda questa festa. Invece celebrare il Natale vuol dire accendere una luce di speranza nella notte oscura che l’intera umanità sta vivendo. Vuol dire attingere alla sorgente di Gesù Cristo Salvatore le motivazioni e la forza per impegnarci a costruire nonostante tutto la pace. 

Il Bambino che metteremo nei nostri presepi e che, come i Pastori e i Magi, andremo ad adorare nelle nostre chiese, è il «Principe della Pace», Colui che è venuto nel mondo per aprire la strada ad una umanità nuova. Come annuncia il profeta Isaia nel brano che sentiremo la notte di Natale: «un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti» (Is. 9,5-6).

Quest’anno allora per vivere un Natale autentico abbiamo bisogno di credere che il Signore Gesù ha il potere, come dice Isaia, di spezzare «il giogo che opprime e il bastone dell’aguzzino», di bruciare «ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue». Questo potere però si può manifestare solo attraverso l’accoglienza e l’adesione da parte nostra: come dice San Giovanni nel prologo che verrà letto nella Messa del giorno di Natale «A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, ma da Dio sono stati generati» (Gv. 1, 12-13).

Come credenti impegniamoci a invitare le persone a cui faremo gli auguri, anche chi è indifferente o non credente, ad avvicinarsi a Gesù: non è mancanza di rispetto o tentativo di condizionare, ma è l’offerta della gioia che viene da Lui. Anch’io, augurando un buon Natale, esprimo l’auspicio che tutti possano incontrare Gesù e trovare in Lui la pace e la forza di cui hanno bisogno in questo momento della vita. Rivolgo il mio pensiero a chi è più debole e sofferente: in particolare agli ammalati e a chi si prende cura di loro, agli anziani soli, alle persone e alle famiglie che sono in sofferenza per l’aumento dei prezzi e delle bollette, a chi è privo del lavoro. L’incontro con Gesù dia a tutti sollievo e speranza.

+Pierantonio Vescovo

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