Contro il caro energia l’autoconsumo dalla comunità energetica

Due incontri a Rovigo e Porto Viro in materia di energia con le imprese associate e la partecipazione delle amministrazioni pubbliche

ROVIGO e PORTO VIRO – Tutti ne parlano, ma c’è già chi di comunità energetiche ne ha fatte nascere più d’una. In provincia di Rovigo e di Venezia l’azienda Unoenergy, partner di Confcommercio per il settore energetico, ha portato la propria esperienza in materia di comunità di autoconsumo a partire da fonti rinnovabili. A fine 2021 erano 41 le comunità attive in Italia, 3 di queste sono state realizzate da Unoenergy.
Duplice incontro per Confcommercio Rovigo in collaborazione con l’Unione metropolitana di Venezia Rovigo (LEGGI ARTICOLO) sul tema del caro energia e su Imprendigreen, il certificato di buone pratiche ambientali per l’uso consapevole delle risorse in azienda, con il vice direttore dell’Unione Francesco Antonich ed i delegati di Unoenergy Gabriele Parrino e Matteo Dalmaschio.

All’incontro di Rovigo i saluti dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Edoardo Gaffeo sono stati portati dall’assessore all’Ambiente Dina Merlo che si è dichiarata estremamente interessata al tema delle Comunità energetiche tanto che come amministrazione stanno ragionando in questo senso, a Porto Viro il vicesindaco Thomas Giacon ha annunciato l’avvio di una comunità di autoconsumo tra i soggetti che animano il polo sportivo, palazzetto, piscina, campo di calcio, parcheggio, attività limitrofe collegate, per la produzione di quasi un MW da fotovoltaico.

“Si lavorerà per stralci a partire dalla copertura del piazzale con pensiline fotovoltaiche, poi ci concentreremo sulla copertura del palasport, infine sulla piscina e per ultimo i locali del campo di calcio” ha annunciato Giacon portando anche i saluti dell’assessore all’Ambiente Michele Capanna e del sindaco Valeria Mantovan.

L’interesse per le Comunità energetiche è duplice, da una parte il beneficio che il fotovoltaico, zeroemissimo, apporta all’ambiente, dall’altra la possibilità certa di risparmio rispetto all’acquisto di energia dal libero mercato grazie a due tipologie di contributi. Quelli diretti per la produzione di energia green, ma i decreti attuativi sono ancora in fase di definizione, e quelli invece garantiti dal gestore della rete elettrica nazionale che viene “alleggerito” dalla richiesta energetica proprio per il fatto che in quel luogo esiste una comunità. Il gestore corrisponde quindi alla comunità, che consuma ciò che produce in maniera contestuale, un contributo in funzione della produzione elettrica della comunità stessa, ovvero il “minor lavoro di distribuzione” da parte del gestore senza obbligarlo ad incrementare l’infrastruttura in quanto i consumi elettrici sono destinati ad aumentare nel prossimo futuro con l’abbandono delle forme fossili per il riscaldamento.

Le opportunità delle comunità energetiche sono molteplici e superano tutte le limitazioni dell’installazione di impianti fotovoltaici dove non è consentito, come per esempio nei centri storici soggetti a vincoli, essendo una realtà grande, con un raggio anche da 20km in cui si produce energia elettrica da condividere e si consuma quanto prodotto in maniera pulita da altri.
La comunità di autoconsumo collettivo è una realtà piccola, simile alla comunità energetica, che può essere usata anche in contesto condominiale commerciale.

Per entrambi gli appuntamenti di Rovigo e Porto Viro la presenza di Alberto Tagliapietra, responsabile di Fidi impresa Turismo Veneto, autentico braccio operativo per il credito degli associati di Confcommercio. “L’idea che un imprenditore si deve fare al termine di questi incontri è che Confcommercio è un vero e proprio sistema, di servizi ed opportunità. Proprio per i comuni del Delta – ha ricordato Tagliapietra – è ancora disponibile parte del plafond di risorse per il settore turistico ricettivo che finanziano tre linee di intervento alle imprese con un contributo tra 15 e 125mila euro (LEGGI ARTICOLO)

Le conclusione degli incontri hanno fatto emergere come per il terziario di mercato ci sono ampi margini per legare, in un processo virtuoso, competitività, innovazione e sostenibilità, partecipando responsabilmente alla sostenibilità.
La città è a tutti gli effetti anch’essa un ambiente, scenario di interventi e di comportamenti di ciascuno dei soggetti che lo compongono e che possono garantire alla comunità una Qualità della Vita.
Le imprese del commercio, del turismo, dei servizi, delle diverse professioni che costituiscono il tessuto economico dei centri urbani sono sempre più consapevoli che, per essere vincenti, soddisfare i loro cittadini clienti, devono partecipare attivamente al processo complesso, ma non impossibile, della transizione ecologica.

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Imprendigreen, come funziona?

Attraverso il sito internet dedicato si risponde ad una serie di domande e si analizzano piccoli e grandi contributi, a cominciare da un’autovalutazione dell’impatto ambientale delle singole attività, dall’individuare comportamenti virtuosi, sino a valutare gli investimenti – di rado non ingenti – che comprendono soluzioni “green”: risparmio energetico nella propria unità locale, percorsi legati all’economia circolare.

Primo passo? Acquisire consapevolezza di queste esigenze e di questi approcci, attraverso un’autovalutazione con una semplice check list, una certificazione di base che individua il proprio posizionamento, che consente a singole imprese di prendere coscienza della propria situazione e di margini ed ambiti di miglioramento, per individuare i percorsi ottimali e le risorse più opportune per accrescere le performance ambientali positive: ridurre costi energetici, consumi idrici, di gestione dei rifiuti. Un approccio semplice messo a disposizione gratuitamente per tutte le imprese come, l’iniziativa Imprendigreen, proposta da Confcommercio-Imprese per l’Italia con il supporto tecnico e scientifico della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, grazie alla quale un’impresa vede riconosciuta la propria performance e che potrà essere un elemento premiale per l’accesso, ad esempio, a bandi pubblici che impongono azioni green.

Dalla consapevolezza si passerà all’esame degli interventi più adatti, a cominciare dal migliorare comportamenti virtuosi sino alla scelta oculata di servizi e strumenti per compiere il salto di qualità desiderato, da attivare magari con sostegni mirati di credito dedicato, come quello attivato dalle cooperative fidi. Un percorso per il quale si richiede che comunque i supporti finanziari, messi a disposizione dal pubblico e dal privato tengano conto di questa modalità graduale e non puntino esclusivamente a soluzioni “hardware”, a soli investimenti ingenti, che risultano troppo spesso inaccessibili ad imprese dei comparti del terziario di mercato, attori primari della città e testimonial interessanti per promuovere un ambiente urbano esteticamente bello, vivibile e sostenibile.

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