ROVIGO – Intervenire con urgenza per sostenere uno dei comparti simbolo del Polesine e dell’intero Veneto. È questo l’obiettivo dell’interrogazione parlamentare presentata dalla deputata rodigina del Partito Democratico Nadia Romeo, componente della Commissione Agricoltura, al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.
Al centro della richiesta, la crisi della pioppicoltura italiana, un settore che sta attraversando una fase particolarmente delicata, segnata dalla contrazione della domanda di legno, dalla riduzione dei prezzi e, contemporaneamente, dall’aumento dei costi energetici.
«La pioppicoltura italiana attraversa una fase complessa – spiega Romeo –. Il calo degli ordini nel settore dell’arredo per camper, principale utilizzatore del pioppo leggero, ha ridotto in modo significativo la richiesta e il valore di questo tipo di legname».
Una situazione che preoccupa in modo particolare il Veneto e, soprattutto, il Polesine, dove la coltivazione del pioppo rappresenta una realtà produttiva rilevante. La provincia di Rovigo, infatti, è capofila regionale con 937 ettari coltivati su un totale di circa 3.800 ettari in Veneto, seguita da Padova, Verona e Vicenza.
Numeri che raccontano il peso del comparto: la pioppicoltura rappresenta lo 0,5% della risorsa legnosa nazionale, ma è alla base di circa il 50% della filiera del legno da opera in Italia.
Non solo economia, però. Romeo sottolinea anche il valore ambientale e territoriale di questa coltivazione: «La pioppicoltura contribuisce alla conservazione della biodiversità, allo stoccaggio della CO2, alla riduzione dell’erosione del suolo e alla valorizzazione paesaggistica e turistico-ricreativa, in particolare nelle aree golenali del basso Veneto».
Da qui la richiesta al Governo di chiarire quali iniziative urgenti intenda mettere in campo per sostenere una filiera considerata strategica per la silvicoltura nazionale e per l’economia locale.
Senza interventi concreti, il rischio è che un settore storico del territorio venga lentamente lasciato al proprio destino. E il Polesine, che di filiere “lasciate andare” ne ha già viste abbastanza, e non ne sente il bisogno.


















