Vanni Borsetto denuncia l’immobilismo culturale e politico: “Servono fondi, educazione e una battaglia quotidiana contro ogni violenza di genere”

ROVIGO – Nel secondo anniversario della morte di Giulia Cecchettin, il Forum dei Cittadini torna a sollevare il tema della violenza contro le donne con un intervento firmato da Vanni Borsetto. Un appello che non fa sconti e mette in fila criticità, dati e responsabilità.

Borsetto riconosce il lavoro della Fondazione Cecchettin, definito “encomiabile”, nel promuovere una cultura capace di spezzare quel muro di omertà che continua a nascondere violenze quotidiane, spesso silenziose e ripetute. Violazioni che portano a un numero di vittime inaccettabile: nei primi dieci mesi del 2025, in Italia, sono già state uccise 70 donne.

All’origine, scrive Borsetto, c’è sempre la stessa radice: “L’uomo possessore, che decide a priori anche nella normalità quotidiana di vita familiare”. Una dinamica che attraversa ogni contesto sociale. Le vittime non appartengono a un’unica categoria: “Ragazze di 20 anni, casalinghe e lavoratrici di 40, donne in pensione di 60: la violenza non guarda professioni né condizioni”.

Le leggi esistono, ma non bastano. “Si continua a dire che è un problema culturale e che ci vorrà tempo. Il tempo però scorre, e spesso le istituzioni hanno mani legate dall’assenza di fondi e da una formazione inadeguata degli operatori”.

Il Veneto, segnala Borsetto, non dispone nemmeno di un numero sufficiente di centri antiviolenza per affrontare la domanda crescente. E il numero 1522, il principale strumento di emergenza per chiedere aiuto, “non è conosciuto abbastanza: dovrebbe scorrere in TV, sui social, negli stadi, negli uffici, nelle scuole, nei supermercati, nei mezzi pubblici”.

La prevenzione culturale resta un capitolo quasi inesplorato: “L’educazione all’affettività, al rispetto, all’intimità, dovrebbe essere un pilastro dei percorsi scolastici. Invece non c’è, o c’è troppo poco”.

La conclusione è un invito netto a prendere posizione: “Per il futuro non ci sono alternative: serve uno sforzo significativo per capovolgere la cultura patriarcale e spezzare l’immobilismo. Occorre includere, opporsi a ogni violenza di genere, rispettare i diritti di tutte le persone. Questo salverebbe molte vite”.

Un appello che, nei giorni del ricordo, richiama istituzioni e cittadini alle proprie responsabilità quotidiane, ben oltre le commemorazioni.

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